Recensione: Zardo

Nero di Sclavi a fumetti
di Moreno Salsi

ZARDO
Autori: Tiziano Sclavi (testi), Emiliano Mammucari (disegni), Luca Saponti (colori)
Formato: 64 pagine, colore, cartonato, 22x30, 19 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

A tutti sarà capitato di avere una giornata storta, dove una qualche concatenazione di eventi portava progressivamente al peggioramento della situazione, ed inevitabilmente tutto diventava sempre più complicato.
Ecco, in Zardo accade questo, ma con un tocco più noir. È come una spirale che trascina verso il basso e continua ad avvolgersi su sé stessa e sulle scelte dei protagonisti.
È una storia di Sclavi, il padre di Dylan Dog, che con gli orrori ci fa colazione e con le stranezze merenda... Pare sufficiente come sinonimo di qualità, no?

Bastano poche pagine per entrare nel vivo della storia, poche tavole e si rimane incantati, scioccati da ciò che avviene, e stupiti da come appunto la situazione precipiti ogni volta, anche quando si pensa che possa esserci un momento di respiro: quando "peggio non può andare" ecco la sorpresa, l'evoluzione esasperata, grottesca che può anche far sorridere tanto è geniale e plausibile.

I colori alleggeriscono quello che avrebbe potuto essere un prodotto ancora più angosciante a livello visivo. Non perché le tavole di Mammucari non siano in grado di rendere ottimamente le scene descritte, ma perché i colori di Saponti danno un aspetto più moderno e meno cupo alla storia.

Purtroppo un aspetto di cui lamentarsi c'è ed è il numero esiguo di pagine a fumetti realizzato al confronto con un'edizione - curatissima e di qualità certamente - tutt'altro che economica.
Volendo però soffermarsi unicamente sull'aspetto grafico possiamo dire che siamo ben felici che Sclavi abbia deciso di rimettere mano a questa sua vecchia creatura già proposta come romanzo e come film dal titolo Nero ed ora adattata anche alla nona arte.
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