Recensione: Speciale Dampyr 12

L'Inferno di Dante come non l'abbiamo mai visto
di Michele Miglionico

SPECIALE DAMPYR 12
Autori: Moreno Burattini (testi), Fabrizio Longo (disegni), Enea Riboldi (copertina)
Formato: 160 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 5,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Con tempismo ammirevole, nello stesso periodo in cui nelle sale cinematografiche imperversa la trasposizione di Inferno di Dan Brown, nelle edicole la Bonelli distribuisce "La porta dell'Inferno", uno speciale ispirato all'opera di Dante Alighieri
Se c'è una differenza sostanziale tra le opere, è che i nostri autori sfruttano il vantaggio di giocare in casa, in fatto di ambientazione e di cultura. Così come Robert Langdon si ritrova a Firenze per risolvere la sua serie di misteri, così Harlan Draka ed Emil Kurjak vanno in trasferta nel capoluogo toscano, su mandato di Caleb Lost, per indagare sulla scomparsa di uno studioso dall'interno di una biblioteca. Ciò in cui verranno catapultati è inatteso per i personaggi quanto per i lettori, a meno che non abbiano letto le righe di anteprima fornite dall'editore. Moreno Burattini (concittadino di Dante) escogita un espediente molto sagace per mettere in scena l'Inferno dantesco in una modalità vivida e dettagliata come di rado è stato affrontato nei vari media, vuoi per difficoltà tecnico-economiche (per esempio al cinema, se non contiamo l'esperimento di Al di là dei sogni con Robin Williams), vuoi per difficoltà filologiche. Lo sceneggiatore, forte di una ricerca approfondita e di un probabile consulto da parte di esperti, si destreggia con sicurezza in alcuni dei meandri più oscuri dell'opera trecentesca, di cui ci vengono mostrati dettagli poco bazzicati dall'immaginario comune - spiegare il come e il perché rappresenterebbe uno spoiler. Burattini ardisce addirittura inserire, per esigenze narrative, una terzina inventata ex novo, ricostruita a partire dal corpus linguistico dell'opera. Per quanto una gradevole operazione di intrattenimento, lo speciale ha la sottotraccia di un esame in Filologia dantesca e ha il merito di divulgare in maniera coinvolgente il classico della letteratura italiana.

Da par suo, il disegnatore Fabrizio Longo si cimenta nell'ardua impresa di rappresentare scenari e personaggi dell'oltretomba della Divina Commedia, in tavole inevitabilmente gotiche, investendo forse più dedizione in questo che nella resa dei personaggi e delle comparse della serie, con cui sembra ingranare tavola dopo tavola. 

Tornando alla sceneggiatura e al parallelismo iniziale, il setting da cartolina condiviso con il film di Ron Howard viene invece arricchito da riferimenti folkloristici o dalle esperienze gastronomiche dei personaggi riuniti attorno al tavolo di un ristorante, un classico trucco di scrittura creativa che ha l'effetto di rendere più vivida e concreta la lettura, più facile l'immedesimazione, e in questo caso è credibile solo se si ha una conoscenza diretta dei luoghi e delle loro peculiarità. Di contro, la scrittura di un decano quale Burattini è gravata dallo stile old school del fumetto Bonelli, che prevede che i personaggi passino informazioni ai lettori tramite monologhi o dialoghi ridondanti, o che tendano a parlare come libri stampati o guide turistiche; chi compra un albo del genere dovrebbe sempre metterlo in conto una certa dose di didascalismo e retorica, a meno che non si tratti di progetti nuovi come Orfani. Infine, c'è da dire che se la trama attinge a una zona marginale della mitologia di Dampyr, con i dovuti accorgimenti avrebbe potuto essere adattata per Dylan Dog, Martin Mystére o altri personaggi, a significare che gli eroi del cast sono sì importanti ma messi in penombra, strumentalizzati dalla portata dell'idea alla base dell'intreccio.

Da sottolineare la partecipazione eccezionale, complice l'ambientazione, del personaggio di Desdemona Metus, deejay radiofonica fiorentina e detective amatoriale protagonista della serie L'Insonne.
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