Recensione: Nemrod 24

Fine frettolosa per Nemrod
di Davide Paolino

NEMROD 24
AutorI: Adriana Coppe e Francesco Savino, Ivan Vitolo (disegni), Fabio Celoni (copertina)
Formato: 96 pagine, b/n, brossura, 21x16, 2,70 €
Editore: Star Comics

Si dice sempre che, nell’ambito fumettistico italiano, oltre alla Bonelli c’è il vuoto. E la Star Comics ha tentato di smentire l'assioma: Nemrod è una delle serie bonellidi che ha avuto maggior successo, basti pensare che oltre alla prima stagione di dodici albi ne ha avuta un’altra di quattro e, purtroppo, la terza (anch’essa prevista di dodici) è stata interrotta bruscamente con un finale lievemente inutile e inadatto. Il tutto, quando finalmente stavamo assistendo a storie belle, avvincenti ed emozionanti. Negli ultimi due numeri (il 22 di Aromatico, il 23 di Celoni) ci siamo estasiati ricordandoci quanto erano belle le avventure della prima stagione, sembrava un ritorno al passato. E il numero 24 è la ciliegina sulla torta.

La cosa che più colpisce l’occhio è che il numero “finale” della testata sia stato scritto da due autori emergenti: Adriana Coppe e Francesco Savino. La prima già letterista della testata, ma alla sua prima storia pubblicata, così come il suo co-autore. L’albo è un misto di horror, avventura e intrighi da soap-opera, sullo sfondo di Milano si attua una trama che non mostra ombra di cedimento. Non è un capolavoro, sicuramente, ma merita tutte le lodi possibili sia come opera prima degli autori, sia come tassello fondamentale nella trama di Nemrod; purtroppo il “finale” della serie nell’ultima pagina è affrettato e confuso. Certamente sarà opera della casa editrice che ha voluto dare una specie di conclusione alla serie regolare.

Disegni di Ivan Vitolo spettacolari, uno dei migliori della serie sicuramente, di certo migliore nei primi piani che nelle immagini corali. Altro plauso a Fabio Celoni per l’ennesima meravigliosa copertina.

Indi, Nemrod conclude qui la sua storia. In futuro, quattro speciali continueranno le avventure dei cacciatori della bestia. Speriamo, almeno, di non leggere ancora comunicati di Gulli come quello visto in quest’albo: sa di menzogna da almeno venti metri di distanza.
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