Recensione: Fantastici Quattro 289

Nuova genesi e 20 anni in Italia
di Michele Miglionico

FANTASTICI QUATTRO 289
Autori: Stan Lee e Paul Jenkins (testi), Jack Kirby, Paolo Rivera e AA.VV. (disegni)
Formato: 80 pagine, colore, spillato, 17x26, 3,30 €
Editore: Panini Comics

Entriamo dalla porta di servizio. In un numero celebrativo di un anniversario di una testata, una storia con le origini dei personaggi titolari ci sta come il cacio sui maccheroni. Per fortuna la Marvel ha sfornato di recente "Mythos: Fantastic Four", una storia che fa parte di una serie di Paul Jenkins in cui tenta, in barba a tutte le continuity, di conciliare la storia cartacea dei supereroi con la versione cinematografica. Qui, come nel primo film a loro dedicato, i Fantastici Quattro sono nello spazio in una missione autorizzata, quando un'imprevista tempesta di raggi cosmici li investe e li trasforma per sempre. Jenkins rispolvera le sue doti di narratore per dare un taglio nuovo alla nota vicenda, con l'inchiesta del Governo degli Stati Uniti sul bizzarro fenomeno, condita da dialoghi brillanti. Paolo Rivera dipinge il tutto: pur non essendo all'altezza di colleghi come Alex Ross o Esad Ribic, fa la sua bella figura e valorizza la sceneggiatura assegnatagli.

Ma il pezzo forte dell'albo è, come anticipa la copertina, l'avventura semi-inedita di Stan Lee e Jack Kirby che avrebbe dovuto vedere la luce - pressappoco come possiamo leggerla in queste pagine - più di trent'anni fa. Le cause della mancata pubblicazione e la gestazione delle tavole perdute sono ben narrate nei redazionali. Ottimo lavoro da parte di Ron Frenz e Joe Sinnott nel rifinire il lavoro incompiuto del Re, sacrificando la propria identità - a differenza di ciò che hanno fatto tre decenni fa Joe Buscema e John Romita Sr., ancora riconoscibili nel collage di vignette rappresentato da FF #108.

Messa al bando l'emozione, si può operare un severo confronto tra ciò che avrebbe dovuto essere il 103esimo Fantastic Four e l'uso di quel materiale che se ne è fatto pochi numeri dopo, appunto con il #108, qui ripubblicato. La doppia lettura disorienta. Nessuna delle due versioni può rivendicare una vittoria netta, perché da ambo le parti si annoverano pregi e difetti. La versione originale di Jack Kirby aveva, per forza di cose, un maggiore senso interno, ma il segreto di Giano è loffio quanto il finale; più suggestiva, nella sua prevedibilità, la soluzione di Stan Lee nel suo riciclo dell'idea, pur contaminata dall'onnipresente Zona Negativa e gravata dall'ombra di Destino sulla storia della nemesi di turno. Uno scontro creativo dal quale non ci ha guadagnato nessuno. Ma che non può non far vibrare qualche intima corda in chi sa cosa ha significato il Dinamico Duo per la storia dell'arte sequenziale.
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