Recensione: Dylan Dog Color Fest 4

Ottimo humor a colori per Dylan
di Davide Paolino

DYLAN DOG COLOR FEST 4
Autori: Tito Faraci, Lorenzo Bartoli, Bruno Enna e Giovanni Gualdoni (testi), Giorgio Cavazzano, Massimo Carnevale, Fabio Celoni e Corrado Mastantuono (disegni), Luca Bertelè & Manuela Nerolini, Fabio D'Auria e Nicola Pasquetto (colori), Silver (copertina)
Formato: 132 pagine, colore, brossurato, 21x16, 4,80 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Nel 2007 fece il suo debutto in edicola una testata interamente a colori dedicata all'Indagatore dell'incubo: quattro storie di trentadue pagine, un copertinista d'eccezione, il tutto condito da avventure degne di nota. Quest'anno, invece, il Color Fest raddoppia, diventa semestrale e si trasforma, solo per quest'uscita, in "Humor". Infatti, da ora in poi, l'uscita primaverile avrà un tema sempre diverso. Si inizia con un disegno più disneiano che realistico, ma le storie rimangono quelle di Dylan.

In "Manichini" fa il suo debutto Giorgio Cavazzano ai disegni: il maestro Disney, osannato in tutto il globo, ci offre la sua versione molto differente del caro Old Boy. Faraci racconta una storia un po' diversa dal solito, dove si ride sui clichè di Dylan e non solo. Trentadue pagine che strappano, per più di una volta, un sorriso al lettore. Ottima prova.

"Una situazione pesante" è l'esordio di Lorenzo Bartoli per la Bonelli in generale. Il co-creatore di John Doe dimostra subito di capire il personaggio e inizia, anche lui come molti altri sceneggiatori, a trattarlo male. Non si dimentica del fattore "incubo" e ci risparmia un lungo spiegone finale per passare direttamente all' "azione", anche se ci si aspettava una conclusione così. I disegni di Carnevale sono meravigliosi, non c'è altro da dire.

"Morire dal ridere" è, anch'esso, humor puro: vedere Dylan catapultato in decine di situazioni assurde spinge il lettore al sorriso per tutta la durata della storia, anche se c'è la sensazione di già visto, già sentito. Cosa che lo sceneggiatore Bruno Enna ha fatto di proposito. Ne esce un'avventura grottesca con un finale decisamente inaspettato. I disegni di Celoni, poi, sono una garanzia. Si sbizzarrisce nelle prime pagine, regalandoci stupende versioni di Dylan, Cagliostro e Groucho, e poi passa al realistico con una punta di "surreale" come gentilmente ci spiega l'assistente di Dyd nelle ultime pagine.

"La lettera bianca" è la storia più commovente e meno humor dell'albo. Gualdoni, nuovo curatore della testata, dimostra di saperci fare con Dylan, ne esce un'avventura paurosa e triste. I disegni di Mastantuono, poi, sono un misto del suo passato da "disneiano" e il suo presente da "realistico". Una fermata intermedia tra i due stili e il risultato non è affatto male.

Una testata che farà esaltare tutti i fan della prima ora del vecchio Dylan e che farà appassionare tutti i nuovo adepti al "culto" dell'indagatore dell'incubo, grazie anche alla copertina filmata Silver. Vedere Dylan nella fattoria McKenzie è un crossover micidiale. A quando un'avventura vera e propria?
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