Recensione: Airboy

Un Airboy di ampio respiro
di Giuliano Scialpi

AIRBOY
Autori: Chuck Dixon e Gianluca Piredda (testi), Ben Dunn (disegni)
Formato: 120 pagine, b/n, brossurato, 17x20, 3,50 €
Editore: Colors & Gold Entertainment

Un piccolo capolavoro che rischia di passare inosservato nel mare di fumetti che invade le edicole e che meriterebbe sicuramente un formato più grande ed elegante in modo da rendere giustizia a questa storia di ampio respiro e ad alcune memorabili splash page è di certo Airboy: deadeye, edito dalla Colors & Gold Entertainment di Dario Gulli, scritto a quattro mani da Chuck Dixon e dal nostrano Gianluca Piredda, ed illustrato, col suo inconfondibile stile mangamericano, da Ben Dunn. La casa editrice, che nel settore dei fumetti si è già fatta notare per la ripubblicazione di Willard the Witch di Pino Rinaldi, avrebbe potuto dedicare più attenzione a questo numero affetto da molti refusi nelle vignette degni solo della tradizione della ormai defunta Planeta DeAgostini.

Vale comunque la pena di leggere un fumetto tutto all'insegna della contaminazione, a partire dai disegni che mischiano il dinamico disegno "giappo" con la classica tradizione americana, per finire con la trama un po' steampunk, genere di per sè ibrido dato che unisce fantascienza e gotico, vintage e fantastico. La trama è semplice ma il fascino sta tutto nei personaggi di stampo classico che animano l'azione: lo scienziato pazzo ed il suo tirapiedi, il giovane eroe senza paura appena uscito dall'adolescenza con il suo amico/avversario, la sua innamorata, l'immancabile robottone gigante, il raggio della morte tanto caro alla cultura giapponese, ma anche al "mito" fascista. La sceneggiatura lineare si avvale anche di un antefatto elaborato e di un finale che anticipa le puntate future lasciando il lettore in ansia per i possibili sviluppi di una trama che pare trarre forza dalla sua serialità e dalla somiglianza con i cartoni di Go Nagai e company che invasero le tv italiane negli anni '80 inchiodando sulle sedie un'intera generazione. Speriamo che questo esperimento non rimanga un episodio isolato ma inauguri una serie magari più curata nei dettagli.
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