Recensione: L'Uomo Invisibile

La pozione di Tynion e Dani

L'UOMO INVISIBILE
Autori: James Tynion IV (testi), Dani (disegni)
Formato: 112 pagine, colore, cartonato, 17x26, 22 €
Editore: saldaPress

Jack Griffin non ha aspettato di diventare invisibile per avere seri problemi con il mondo che lo circonda. Lavora nel laboratorio del dottor Cranley, dipende dal suo capo per finanziare le proprie ricerche e frequenta sua figlia Flora, che vorrebbe sposarlo. Ma Griffin ha altro per la testa. Sta cercando di mettere a punto una formula capace di rendere invisibile un essere vivente. Tutto il resto - le persone, le convenzioni sociali, i sentimenti di Flora - comincia a interessargli sempre meno. È un frustrato pericoloso.

È da qui che James Tynion IV sceglie di ripartire per raccontare la storia dell’Uomo Invisibile. Non si tratta di riproporre il film del 1933 né di seguire fedelmente il romanzo di H. G. Wells. Lo sceneggiatore si concentra su Jack Griffin prima che diventi il mostro che tutti conosciamo: uno scienziato convinto di essere più intelligente di chiunque altro, incapace di accettare le opposizioni e animato da un rancore tenace nei confronti di chi ha avuto più successo di lui.
La monocaìna, la misteriosa sostanza al centro delle sue ricerche, non farà che peggiorare le cose.
Griffin è quindi un personaggio piuttosto sgradevole. Si sente disprezzato, ma non fa granché per rendersi simpatico. Vorrebbe che tutti riconoscessero il suo genio senza che lui debba rendere conto a nessuno. Il dottor Cranley ha denaro, una bella casa e i mezzi per assumere degli assistenti. Kemp, un altro suo collaboratore, dispone di un piccolo patrimonio familiare. Griffin, invece, deve guadagnarsi da vivere. Non ha alcuna intenzione di ritrovarsi nella stessa categoria di queste persone, e ancor meno di dover loro qualcosa.

Tynion gioca proprio su questa frustrazione. Griffin si racconta che gli altri non lo vedono davvero, che non capiscono nulla di ciò che sarebbe capace di realizzare. Flora, in particolare, gli sembra incapace di interessarsi sinceramente a lui. Ma bisogna fare attenzione a ciò che racconta: Griffin è un gran bugiardo, anche quando mente a sé stesso. Rimprovera Flora di non ascoltarlo, ma non sembra molto più interessato a capire che cosa pensi lei. Certo, è la sua fidanzata, ma è anche una donna per la quale lui ha già deciso il ruolo che le spetta. 
Griffin vorrebbe dunque liberarsi di quella che considera un’umiliazione permanente. Sogna di diventare invisibile, ma si comporta già come qualcuno che vorrebbe attraversare la vita senza dover sopportare gli altri. Alla fine, la formula non fa che fornirgli i mezzi per realizzare le proprie ambizioni.

Tynion, tuttavia, si prende tutto il tempo necessario prima di arrivare a questo punto. Griffin comincia sperimentando le sue scoperte sugli animali, per poi passare agli esseri umani. Trova un ragazzino, Tommy, e lo rende invisibile. Il bambino, naturalmente, non vive l'esperienza come una straordinaria scoperta scientifica. È terrorizzato. Non ha chiesto nulla e non sa che cosa gli stia succedendo.
Griffin, dal canto suo, è molto meno spaventato. Anzi, è piuttosto soddisfatto del risultato raggiunto. È qui che emerge tutta la differenza tra i due personaggi: Tommy vorrebbe tornare alla sua vita di prima, mentre Griffin desidera finalmente poter vivere la propria alle proprie condizioni. Il primo subisce la sua invisibilità, il secondo la vede come un'occasione per liberarsi di tutto ciò che lo infastidisce.
Ed è qui che le cose si complicano. Griffin comincia a immaginare che cosa potrebbe fare Tommy con il suo nuovo potere. Si convince che il ragazzo rischi di diventare pericoloso, che potrebbe aggredire gli altri e che sia necessario fermarlo prima che sia troppo tardi. Peccato che non ci sia alcun motivo per credere che Tommy abbia simili intenzioni. Griffin gli attribuisce soprattutto i propri desideri: immagina nel ragazzino le stesse azioni che lui stesso sarebbe tentato di compiere.

Il piccolo problema di questo volume è che si acquista un fumetto dedicato all'Uomo Invisibile, ma l'invisibilità finisce quasi per passare in secondo piano, diventando uno strumento fra tanti per raccontare la storia di un uomo che si crede superiore agli altri.
Non è una cattiva idea. Il personaggio ha abbastanza spessore da sostenere una storia psicologica, e lo sceneggiatore fa bene a non accontentarsi del solito scienziato pazzo che perde la ragione dopo un esperimento fallito. Ma una scelta del genere può anche disorientare il lettore.

Il disegno di Dani, invece, è decisamente convincente. Il suo tratto ha qualcosa di sporco e nervoso, perfettamente in sintonia con questa storia. I volti sono spesso sepolti sotto fitte tratteggiature, mentre gli ambienti sembrano immersi in una penombra dalla quale non riescono mai a liberarsi del tutto. Persino le scene più tranquille trasmettono un senso di inquietudine.

Cupo e morboso, ma efficace. Un volume che sorprende e sostiene una visione ben precisa, anche a costo di perdere per strada una parte del proprio pubblico.
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