Recensione: Marvel Universe vs The Punisher

Castle e i supereroi affamati
di Davide Paolino

MARVEL UNIVERSE VS THE PUNISHER
Autori: Jonathan Maberry (testi), Goran Parlov (disegni), Lee Loughridge (colori)
Formato: 96 pagine, colore, spillato, 17x26, 4,30 €
Editore: Panini Comics

Che sia un periodo d’oro, l’ennesimo, per il mondo dei non morti è assodato. Forti dei successi di Marvel Zombie e di The Walking Dead, gli autori d’oltreoceano si tuffano a pesce su questo argomento che ha sempre affascinato gli amanti dell’horror e non. E non ci vuole così tanto per riuscire nell’intento di creare una saga, seppur piccola, ma accettabile.

Punisher è l’unico supereroe (che poi, ad esser pignoli, di super ha ben poco) che non è stato colpito da questo virus maledetto che ha cambiato quasi tutta la popolazione mondiale. Tutti i superuomini di New York e dell’America stessa sono diventati ominidi ancora senzienti - alcuni di loro parlano pure - ma desiderosi di carne umana. Solo un individuo che adora sparare potrà salvare i pochi sopravvissuti rimasti nella grande mela. Ma lo vorrà davvero?

Maberry ha avuto un’ottima idea, anche se già sfruttata. Ma questo non è una dimensione diversa come accade in Marvel Zombie, questa è la Terra che tutti noi conosciamo e in cui abitiamo, ma vista in un futuro alternativo. La trama di fondo scorre mentre, in superficie, si vedono solo pugni, bombe, pistole e un Deadpool ucciso in tanti modi diversi. Il protagonista è il solito Punisher che tutti noi conosciamo, ma con addosso più di milletrecento giorni di solitudine, di uccisioni, di ritorni dalla tomba e di ricordi. E’ ancora più cazzuto, è ancora più disilluso dalla vita, è ancora più convinto della sua missione. Un perfetto protagonista per un perfetto epilogo: quello che ci si poteva aspettare dal Punitore ma che non avremmo pensato mai. Nel finale, però, rimane l’amaro in gola per l’assenza un ipotetico “continua…” che ci sarebbe stato molto bene.

I disegni di Parlov sono a tratti spigolosi, difficili da farseli piacere, ma nelle parti più macabre tira fuori tutto il peggio dalla situazione creatasi, regalandoci scene da ricordare negli anni a venire. Un appunto finale sui colori: Loughridge dà alla storia una patina di grigio che ci calza a pennello, ottime atmosfere, non c’è che dire.
Share on Google Plus

About Black Lion

0 commenti:

Posta un commento