Recensione: Tex 701

Horror Tex
di Matteo Spadini

TEX 701
Autori: Gianfranco Manfredi (testi), Alessandro Bocci (disegni), Claudio Villa (copertina)
Formato: 110 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 3,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Appena superato il traguardo dei 700 numeri, la serie regolare di Tex si affaccia nel mese di marzo con una storia in due parti. La prima, questa che abbiamo fra le mani, è intitolata "La Regina dei Vampiri" ed è un numero che, vista anche la maestosa (e mostruosa) copertina, sarebbe stato perfetto in un periodo dell’anno con una temperatura più bassa, tipo quella di novembre o dicembre. Invece, nel mese che dovrebbe portarci verso la primavera, ci ritroviamo un Tex immerso in un rosso da brividi che non ci scalda neanche un po’.

Il Morisco, vecchia conoscenza di Aquila della Notte, informa Tex e i suoi Pards della scomparsa di un suo caro amico archeologo e di sua figlia nella giungla del Messico. I quattro si mettono in viaggio e giungono davanti a fatti ed eventi decisamente poco rassicuranti. Da qui in poi, non potrà che andare peggio.

Ci voleva proprio un Tex così; tutti e quattro i pards alle prese con una storia cupa e dannata, scritta e disegnata così bene da avvicinarsi davvero molto alla perfezione. Non troverete un difetto, un punto morto, una vignetta che vorreste saltare per accorciare i tempi di lettura. Non ce n’è una. Se sapete, più o meno, com’è fatta una sceneggiatura, vi renderete conto che qui c’è semplicemente del puro (e appassionato) mestiere, messo al servizio di una matita che è sinceramente qualcosa di incredibile. Il gusto che si trova in ogni singola tavola, come quella in cui Piccolo Falco è alle prese con un pipistrello appena entrato nella stalla, è fuori dall’ordinario un po’ come lo è la storia stessa. Ritmo serrato, dialoghi spezzati da vignette mute che alzano notevolmente il livello di climax, che poi viene sapientemente stemperato da scene come quella all’interno della chiesa, con Tiger, Kit e uno sfortunato prete; un sorriso spontaneo in un momento infernale.

Ogni elemento, ogni dettaglio, ogni singola inquadratura che ci regala il duo Manfredi/Bocci è qualcosa di prezioso. Qualcosa che non durerà molto (ad aprile la seconda e ultima parte) ma che vi darà la sensazione di aver viaggiato per qualche minuto in quello che in pratica è il fumetto popolare. Quello fatto bene.
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