Recensione: Speciale Brendon 15

Quel che rimane di Brendon
di Matteo Spadini

SPECIALE BRENDON 15
Autori: Claudio Chiaverotti (testi), Max Bertolini (disegni), Arancia Studio (colori), Lola Airaghi (copertina)
Formato: 64 pagine, colore, brossurato, 17x23, 3,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Credo che se hai ancora qualcosa da dire su un personaggio, anche dopo aver detto tutto o quasi, è giusto che tu lo dica. Se invece ti rendi conto che quel personaggio potrebbe esserti sfuggito di mano, sarebbe opportuno lasciarlo perdere e farlo vivere nei ricordi di chi lo ha vissuto.

Ho amato Brendon alla follia, in un periodo della mia vita in cui era necessario amare un personaggio come lui. Brendon era l’incarnazione del tutto e del nulla al tempo stesso.
Si è soliti pensare che il lettore prenda possesso dei personaggi e che viva le loro avventure in prima persona. Con Brendon è totalmente l’opposto; è lui che vive in te e che prende possesso della tua vita. Forse questo è il modo più semplice e più giusto per tentare di spiegarvi che roba è Brendon. O meglio, che roba è stata.

Sul finire del 2014 è uscito in edicola l’ultimo albo mensile del cavaliere di ventura, "La Notte degli Addii". Poi, forse anche per la spinta del pubblico (che a volte dovrebbe farsi gli affari propri) si è deciso che non sarebbe stato un addio ma piuttosto un arrivederci.
Lo scorso anno è uscito "Ritorno al Regno del Nonmai", il primo speciale post mortem (crossover Bredon/Morgan Lost a parte). Ora è in edicola "Il Buio oltre le Stelle", di un formato più grande del classico bonellide (per capirci, lo stesso della seconda incarnazione di Morgan Lost, ma anche di diverse nuove proposte Bonelli come Deadwood's Dick, se l’avete già visto), diviso in due parti (ad agosto la seconda).

Prima accennavo alla vita di un personaggio, cioè a quando sia il caso di arrendersi naturalmente al tempo e godersi una gloriosa malinconia quando ripensi a lui. Chiaverotti avrebbe dovuto farlo. Brendon è stato. Ed è stato assolutamente incredibile e fuori da questo mondo. C’erano storie clamorose, come "Il Carro della Paura" che è forse la mia preferita in assoluto. C’era la sensazione che Brendon potesse essere davvero quel personaggio immaginario che in realtà esisteva davvero, da qualche parte, negli abissi delle nostre esistenze.

Quello che sto cercando di dirvi - e mi sto sforzando di non farlo in un modo davvero troppo personale - è che questo speciale non ha Brendon come protagonista ma qualcuno che non lo ricorda neanche vagamente. Non solo nell’animo, purtroppo, ma anche nell’aspetto. Tralasciando la qualità della stampa, così precaria che quasi si fa fatica ad accettare che sia un albo Bonelli, è imbarazzante il lavoro fatto su di lui da Max Bertolini; è assolutamente necessario che lo stile del disegnatore renda proprio il personaggio, ma qui siamo di fronte ad un membro dei Motley Crue alla prima vignetta di pagina 14 e poi a non so cosa alla quarta della stessa pagina. Capisco la voglia di revival, ma così si rischia la tragedia. Non-morti che surfano e che poi giocano a hockey completano l’opera.
Che è una cosa davvero brutta e soprattutto irriconoscibile; dialoghi spenti, sceneggiatura spezzata da tavole inutili che si porta appresso, a fatica, un personaggio che aveva un dannato bisogno di riposare. Per sempre.
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