Recensione: Gli Arcanoidi

Contrasti
di Valeria Lattanzio

GLI ARCANOIDI
Autore: Maicol & Mirco (testi e disegni)
Formato: 136 pagine, colore, brossurato, 17x29, 18 €
Editore: Coconino Press

Qualcuno ha detto che Maicol & Mirco è uno che riesce a disegnare il risultato di un film dei Barbapapà girato da Lars Von Trier. In effetti, è così. Famoso per le sue strisce, è un autore che sa unire l’umorismo (nero) alla tragedia più cupa, e alle più profonde e ataviche domande dell’uomo. Il tutto nascosto dietro uno stile sempre più minimalista e fatto di abbozzi – che sono però già perfettamente compiuti. 

Con Gli arcanoidi, pubblicato di recente da Coconino, raggiunge probabilmente una delle sue vette, dopo il meraviglioso Il papà di Dio. Leggendolo, è inevitabile scontrarsi con il turbamento derivato da disegni tanto colorati e semplici a servizio di una storia molto più complessa, nella sua brevità, e soprattutto tanto dura, un po’ come per Hanchi, Pinchi e Panchi. 

Gli Arcanoidi sono un popolo alieno, fatto di creaturine adorabili e dai nomi strambi e simpatici (Gallina, Cervello, Trappola, Corazza, Celeste e Latte), appena sei in tutto. Eppure la vicenda è tragica e sanguinaria, immersa in un’inquietudine rara. 
“Come tutte le belle storie, anche questa inizia con la morte di qualcuno”. Questo l’esplicito incipit. E tutti i colori degli Arcanoidi all’improvviso terrorizzano. Sono troppo elementari, troppo semplici, troppo – all’apparenza – innocui.
Cervello è troppo blu. Gallina è troppo verde. Corazza è troppo arancione.
Il cielo è troppo rosso. A guardare bene, le cose sembrano deformi. Innaturali. 
All’improvviso il pianeta si fa crudele e invivibile, in una guerra spietata e senza speranza. Persino la natura, prima di morire, sembra viva, muta con il mutare degli stati d’animo degli Arcanoidi, come se le strane creature che la abitano fossero in realtà anche coloro che la plasmano. 

Una fiaba tragica, un giallo, una metafora psicologica, una distopia, una storia dell’orrore, oppure tutto questo assieme.  L’istinto di sopravvivenza si fa sempre più forte e ci parla di una società che decade, di come la paura e i sospetti siano in grado di minare ogni forma di convivenza civile. Gli arcanoidi ci mostrano come ciò che di oscuro si insinua nell’anima possa ingrandirsi sempre di più, fino a portare all’annientamento.

“Il cielo pianse per la prima volta. Cadde acqua dal cielo, ma non lavò proprio niente”.
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