Recensione: Outcast 1

I giorni della casa luminosa
di Matteo Spadini

OUTCAST 1
Autori: Robert Kirkman (testi), Paul Azaceta (disegni)
Formato: 72 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 1 €
Editore: saldaPress

Quei giorni dell’infanzia di Kyle Barnes in cui lui non conosceva il male, che lui definisce i giorni della casa luminosa, sono giorni andati. Svaniti. Oggi, il bambino che non capiva la crudeltà di sua madre, è un uomo che sta cercando di andare indietro con la mente per capire, finalmente, quella crudeltà e il perché di tante altre cose. Oggi, Kyle Barnes è un uomo abbandonato a sé stesso - solo sua sorella e il reverendo sembrano interessarsi a lui, per motivi diversi - e destinato ad entrare prepotentemente nella continua lotta fra il bene e il male.

Robert Kirkman, dopo il successo planetario ottenuto con il suo TWD - ci rifiutiamo di scriverlo per intero, cercate su google -, scrive una storia sulla possessione, che, come quello sui morti viventi, è un terreno battuto da molti. Troppi, forse. Probabilmente Kirkman ha voglia di rimettersi in gioco e lo fa avvalendosi del talento di Paul Azaceta, disegnatore in grado di farti entrare letteralmente nella tavola. La versione che abbiamo fra le mani, oltrettutto, cioè quella da edicola targata saldaPress, è in bianco e nero (a differenza dell’originale a colori) ed è unica; Azaceta cura personalmente l’adattamento e ci regala toni di neri e grigi meravigliosi, portandoci a spasso fra presente e passato attraverso i flashback di Kirkman, leggeri e digeribili anche da chi di fumetto sa più o meno nulla.

Il primo numero di Outcast, cioè reietto ma anche emarginato e abbandonato, è assolutamente da leggere, non perché, come si dice un po' ovunque, costa solo 1 euro (prezzo lancio) e quindi lo si prende, ma perché è una storia che parte bene. Dannatamente bene.
E in una storia dove in definitiva si parla del Diavolo, nelle sue più svariate forme, c’è sempre il rischio di imbarazzare il lettore e di farlo ridere, laddove in principio il tentativo era quello di farlo spaventare. Qui, ve lo possiamo garantire, c’è poco da ridere.
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