Recensione: Battaglia

"Io uccido perché posso. Io uccido perché voglio. E tanto vi basti".
di Alessandro Neri

BATTAGLIA
Autori: Roberto Recchioni (testi), Leomacs (disegni e copertina), Marco Carloni (colori di copertina)
Formato: 128 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 3,90 €
Editore: Editoriale Cosmo

Menefreghista, cinico, egoista, violento, forte, praticamente immortale. Tutto questo è Pietro Battaglia, per lo meno il "nuovo" Pietro Battaglia. Il "vecchio" era un sottotenente molto in gamba dell'Esercito italiano impegnato nelle trincee della Grande Guerra. Nel 1916 Battaglia viene ucciso sulle rive dell'Isonzo. Ma Battaglia non si arrende e fotte Morte (quella di John Doe), non solo metaforicamente. Ormai è un vampiro.
La prima parte dell'albo è, quindi, in qualche modo, solenne, drammatica, a tratti anche ricca di pathos. La seconda è molto diversa, più grottesca, tra il noir, l'azione (molto spinta) e la commedia. Con "Vota Antonio" Recchioni trasporta il nostro "eroe" negli anni '80, tra combattimenti molto diversi e, in teoria, molto meno violenti di quelli di "Caporetto", le lotte elettorali tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista. Praticamente siamo in un Don Camillo portato all'estremo: esponenti dei due partiti che assoldano a turno la criminalità organizzata, nonché l'ormai killer Battaglia, per eliminare gli avversari e vincere le elezioni senza intoppi.

Lunga la storia editoriale di Battaglia, personaggio nato sulle pagine di Dark Side nel 1994, scritto e disegnato dagli stessi Roberto Recchioni e Leomacs. L'anno dopo Recchioni si occupa di testi e disegni per due albetti uscitti per Star Shop (copertine sempre di Leomacs). Nel 1998 i due tornano a lavorare e insieme ed esce la miniserie "Vota Antonio" per Factory, poi ripubblicata anche da Mondadori ed Edizioni BD. Ma il volume della BD, del 2007, contiene anche una nuova storia del nostro vampirone, "Caporetto", le sue origini. 
Nell'albo della Cosmo, troviamo proprio "Caporetto" e "Vota Antonio", leggermente riviste dagli autori: qualche dialogo limato e un paio di tavole realizzate apposta. E una copertina nuova di zecca che rimanda ad una vignetta dell'albo, come vuole la tradizione del fumetto popolare italiano. Il che tradisce un po' la natura stessa del fumetto, nato "underground" e molto politicamente scorretto.

Detto questo, possiamo capire meglio molte cose. Ad esempio, l'evidente differenza di stile nelle tavole di Leomacs, abbastanza classico in "Caporetto" (inserita come prima parte dell'albo, ma realizzata ben 9 anni dopo l'altra), molto più dinamico e cartoonesco in "Vota Antonio", dove è impossibile non pensare continuamente agli ipertrofici fumetti supereroistici americani anni '90, in particolare quelli targati Image Comics.
Ed anche l'impostazione delle tavole data da Recchioni è molto più classica in "Caporetto", dove ci si rifa molto di più alla "gabbia" bonelliana. In "Vota Antonio" abbiamo un disegno molto più libero, proprio come avviene nel fumetto USA.

In Battaglia ritroviamo Fabrizio De André, Quentin Tarantino, Akira Kurosawa, Stanley Kubrick, Sergio Leone e mille altri artisti che nutrono l'attuale curatore di Dylan Dog. Battaglia non potrà non divertirvi.

Ora non ci resta che aspettare il ritorno di Battaglia, con la miniserie di 4 numeri a lui dedicata di prossima pubblicazione, sempre per l'ottima Editoriale Cosmo.
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