Focus: Speciale Hammer

Hammer: la fantascienza che vorrei
di Alessandro Neri

HAMMER: ORA ZERO

Ottobre 1994, Lucca: all’annuale fiera del fumetto, la Star Comics pubblica il numero zero di una nuova serie: Hammer. Sono anni di innumerevoli tentativi di bissare il successo che stanno riscuotendo le produzioni della Sergio Bonelli Editore, così come le presentazioni alle convention del settore di fumetti che poi non vedranno mai la luce.
Sembrano passati secoli, in realtà sono due decenni. A quel tempo un numero zero era un albo a sé. Anche in questi ultimi anni la Star, molto attiva coi fumetti made in Italy (settore abbandonato solo recentemente), è rimasta fedele al concetto del “numero zero”, e anche la Bonelli è tornata a provarci con Dragonero e Orfani, ma non è più la stessa cosa. Questa anteprima lucchese di Hammer conteneva un prologo di 22 pagine che non vennero ripubblicate nel n.1, più altre 8 pagine di presentazione della storia, dell’universo narrativo, degli autori e pin up varie. Adesso, fin dal n.0 di Nemrod - che ha segnato una rinascita del fumetto italiano della Stella -, questi albetti contengono semplicemente le prime pagine di quello che poi sarà il primo numero, qualche schizzo e interviste ai creatori. Insomma, mentre i numeri zero dei molti fumetti che la Star ha sfornato dal 2007 ad oggi sono solo un bonus che interessa soprattutto collezionisti e completisti, questo di Hammer è imprescindibile per tutti i lettori della serie. Anche perché il primo numero contiene un riassunto molto stringato di quanto successo in precedenza.

LA NASCITA

Hammer è un prodotto su commissione: la Star, nella persona di Giovanni Bovini, decide di prendere l’onda di Nathan Never, testata creata dalla “banda dei sardi” (Serra, Medda e Vigna) per la Bonelli quattro anni prima ed ancora oggi serie di punta dell’editore milanese. Chiede quindi ad un gruppo di giovani autori bresciani di creare una miniserie di 4 numeri di genere fantascientifico. Si tratta di Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi (Majo), Luigi Simeoni (Sime) e Stefano Vietti, già creatori di Full Moon Project per l'Editrice Eden (a parte Borsoni) e - alcuni di loro - già approdati sulle pagine di Lazarus Ledd, il “figlio” di Ade Capone.

Proprio la serie di Ade Capone, creata un paio di anni prima dal coordinatore e supervisore Star, nell’anno di uscita di Hammer vendeva 30.000 copie ogni mese in edicola. Niente se lo paragoniamo al vero fenomeno di quegli anni, Dylan Dog, ma un ottimo risultato per la Star. Ed erano anche questi numeri che l’editore perugino volevo provare a ripetere con un’altra serie.

Inoltre, proprio nel 1994 era nata la Marvel Italia che quindi privò la Star di molte sue pubblicazioni visto che all’epoca il grosso delle uscite Star proveniva dalla major americana. Il progetto Hammer passò quindi da miniserie di 4 numeri a serie non limitata: ai lettori l’ardua sentenza di tagliarla. La Star aveva già provato con altre serie italiane e ci provò anche negli anni seguenti, ma, salvo Lazarus Ledd, nessuna ebbe il successo sperato, neanche Sprayliz di Luca Enoch (partito nel novembre 1994 e durato 11 numeri sotto il marchio Star Comics).

Fin dall’inizio vennero messe in cantiere le prime dieci storie. Hammer arriverà quindi in edicola nel giugno 1995.

Ma in realtà siamo nell’anno 850 dell’era spaziale (s.a.) e tre evasi da un megacarcere spaziale vagano nel sistema solare affrontando mille avventure e altrettanti nemici, sempre con un chiodo fisso in testa: sopravvivere.

GLI AUTORI: HAMMER È ANCHE UNA SCUOLA

Abbiamo già accennato al Gruppo Hammer, o “la gang bresciana”. All’epoca nessuno di loro era un “grande autore” di fumetti.
Giancarlo Olivares aveva già illustrato due numeri di Full Moon, ma era soprattutto il creatore grafico di Lazarus Ledd.
Stefano Vietti e Majo, dopo l’esordio su FMP erano passati a Lazarus Ledd e poi al progetto di Hammer
Gigi Simeoni aveva lavorato su personaggi umoristici della ACME/Macchia Nera, per poi passare a FMP, Lazarus Ledd e, finalmente, Hammer.
Solo Riccardo Borsoni esordisce proprio con Hammer nel mondo delle nuvolette.
A loro aggiungiamo Marco Febbrari, che dopo l’esordio su FMP passa direttamente ad Hammer.

Hanno, quindi, tutti poche o punte esperienze col media fumetto, ma avranno -quasi tutti - un futuro radioso in questo campo.
Dopo Hammer, Olivares lavorerà su Nathan Never, Legs Weaver, Jonathan Steele, Caravan, ma anche sul Kylion della Disney e lo Spider-Man del Giornalino.
Majo, passerà anche lui alla Bonelli, ma su Zona X e poi su Dampyr, pur non interrompendo del tutto la frequentazione di Lazarus.
Anche Vietti andrà alla Scuderia di via Buonarroti, nello specifico su Nathan Never, Legs Weaver, Jonathan Steele, Zona X e Martin Mystère e creerà Dragonero con Luca Enoch e Giuseppe Matteoni. Senza dimenticare le collaborazioni con Il Giornalino (tra cui Spider-Man proprio con Olivares) e la Disney (Kylion).
Borsoni si orienterà invece verso altri lidi: la pubblicità e l’editoria scolastica. Inoltre insegna alla Scuola Internazionale di Comics, ovviamente alla sede di Brescia, di cui è anche direttore.
E anche Febbrari opterà per un altro campo, la grafica, eccezion fatta per due storie a fumetti per il quotidiano BresciaOggi.

I tre protagonisti con (da sinistra) Vietti, Pezzi, Febbrari,
Majo, Olivares (sotto), Borsoni (seduto) e Sime (a destra).

E poi abbiamo l’altra manciata di fumettisti, quelli che collaborarono alla serie, pur non facendo parte dell’originale “gruppo Hammer”, tutti esordienti o semi-esordienti.
Stiamo parlando, per esempio, di Fabio Pezzi, già tra i fondatori di FMP, poi passato a Lazarus Ledd, Nick Raider e Magico Vento.
Oppure Andrea “Red” Mutti, che dopo esser passato anche da Lazarus Ledd e Nathan Never, si orienta verso il mercato francese e quello americano.
Giovanni Barbieri ha alternato alla scrittura di Lazarus Ledd, Samuel Sand ed altri fumetti la progettazione di prodotti multimediali ed altre attività connesse.
Massimo Rocca oggi è in forza alla Disney.
Roberto Ferrari ha fatto una bellissima carriera nel Paese dei manga in importanti case di produzione di animazione giapponese.
Armando Rossi ha disegnato Not from Detroit, ideato da Joe R. Lansdale, e Ford Ravenstock, scritto da Susanna Raule.
Giuseppe D'Elia ha lavorato su Lazarus Ledd, poi per l’Aurea e per il mercato americano.
Fabio Mantovani, ora insegnante alla Scuola Internazionale di Comics, ha poi continuato alla Star e tra le sue collaborazioni troviamo anche quelle con la Liberty (la casa editrice di Capone) e l’americana IDW.
Antonio Sarchione, insegnante anche lui, ma all’Accademia del Fumetto di Pescara, ha fatto fortuna in Francia.
Fabio Jacomelli e Maurizio Gradin sono passati a Legs Weaver, Nathan Never e Agenzia Alfa, firmando storie in coppia come in solitaria.
E non possiamo non ricordare Matteo De Benedittis, scomparso giovanissimo, colorista di molte copertine anche di Lazarus Ledd, Topolino e di fumetti francesi e americani. 
A questi nomi avremmo potuto aggiungere Stefano Bortolin, a cui era stato inizialmente affidato il n. 9, che poi porterà la firma di Andrea Mutti.

Ma passiamo ai numeri e vediamo la quantità di lavoro per ogni fumettista:

Gruppo Hammer: 6 soggetti e un “disegno”
Olivares: un soggetto e sceneggiatura, 2 soggetti, 3 sceneggiature, 2 disegni, 14 copertine
Borsoni: 2 soggetti e sceneggiature, un soggetto, 2 sceneggiature
Majo: Una sceneggiatura, 2 disegni, 4 copertine
Febbrari: un soggetto e sceneggiatura, un soggetto, una sceneggiatura
Sime: un soggetto e sceneggiatura, una sceneggiatura, un disegno, una copertina
Vietti: 2 soggetti e sceneggiature, 2 sceneggiature
Barbieri: 2 sceneggiature
Mutti: 2 disegni
Pezzi: un disegno
Rocca: un disegno
Ferrari: un disegno
Rossi: un disegno
Jacomelli&Gradin: un disegno
Sarchione: un disegno
Mantovani: un disegno
D’Elia: un disegno
De Benedittis: 11 colori

Le mere statistiche dicono che 18 artisti si sono avvicendati sulle pagine di Hammer. Ben 5 soggetti sono firmati “Gruppo Hammer”, senza contare il fuori serie “Gattordici”, dove il gruppo firma, senza meglio precisare, testi e anche disegni. Dai credits si capisce che Hammer è una magistrale opera corale, un vero gruppo unito dall’amicizia e dalle molte riunioni di lavoro, in cui i voli pindarici di Olivares e Vietti, grandissimi appassionati di sci-fi (che esordiranno poi in coppia su Nathan Never col n.63, nel 1996), venivano ridimensionati -immaginiamo noi - dai compagni d’avventura. 

Le copertine erano tutte di Olivares, quattro in coppia con Majo, che era anche supervisore per del disegno realistico e creatore del logo di Hammer.
Febbrari invece si era occupato del progetto grafico e anche del lettering della maggior parte degli albi.

PICCOLE RIVOLUZIONI

Tex Willer, Martin Mystère, Dylan Dog, Nathan Never... tutti chiaramente degli eroi. Nel fumetto italiano popolare si è gridato al miracolo quando a Casa Bonelli hanno deciso di dare una chance, o per meglio dire una serie, un ruolo da protagonista, a Greystorm e Cassidy, scienziato malvagio di fine ‘800 il primo, rapinatore dei mitici anni ’70 il secondo. In particolare Greystorm, un cattivone di quelli che in genere sono relegati al ruolo di antagonisti e quindi eterni perdenti, uno alla Lex Luthor. Ma che ha una miniserie tutta sua. Dicevamo che molti hanno fatto la ola a Sergio Bonelli proprio per questa “rivoluzione”. Rivoluzione che in realtà non è, in quanto quasi quindici anni prima la Star Comics aveva dedicato ad un gruppo di delinquenti una serie: Hammer.

Ne sono infatti protagonisti Helena Svensson, Swan Barese e John Colter. Helena (27 anni) è una ex-ricercatrice, ma hacker organico a tempo pieno, e ricorda un po’ la Trinity di Matrix, che però è venuta anni dopo. Swan (29 anni) è il pilota, un tipo simpatico, eterno ottimista anche nelle situazioni più insensate, sempre pronto a fare battute, ma anche a menar le mani e a litigare con l’”amico” Colter. Brutale e avido, John Colter è il cattivone del gruppo, il vero delinquente, uno che non esita un istante a sacrificare i propri compagni se ne può trarne un vantaggio, pirata interstellare ed ex comandante nella flotta di Nuova Tortuga.

Insomma, per dirla con una spiegazione degli autori stessi, con Hammer è stata fatta la precisa scelta di non avere “eroi pronti ad atti di disinteressata generosità nei confronti del prossimo”, ma di avere dei protagonisti bastardi, non certo dei Dylan Dog, il famoso detective londinese che magari rifiuta un caso, ma poi lo risolve per curiosità personale e quindi senza vedere il becco di un quattrino.
Helena, Swan e Colter sono tre filibustieri che girano nello spazio cercando qualche affare, qualche truffa o lavoro poco onesto. Se poi si imbattono in avventure in cui possono anche fare del bene è un altro discorso, ma non è quello il fine.
Ovviamente entrano in gioco anche caratteri diversi e molto ben delineati: se Colter è senza indugio un gran figlio di buona donna pronto a tutto e di più, Helena si lascia trasportare alle volte da un animo più femminile e volto al sentimento. Quanto a Swan, lui sarebbe fondamentalmente un buono, mai d’accordo con i mezzi impiegati da “faccia di ratto” e devoto a Helena che, rifiutate le sue avance, diventa per lui una “sorellina” quasi da proteggere. Tre sfumature di anti-eroi.

A proposito di facce, Swan e Helena hanno le fattezze di due amici di Majo, mentre lo scimmiesco Colter verrebbe addirittura da un album fotografico di Richard Avedon, ovviamente rielaborato. A molti Helena e Swan ricorderanno Tesla e Kurjak e magari Colter un Harlan molto imbruttito, i protagonisti di Dampyr, serie di Boselli e Colombo pubblicata da Bonelli, ma venuta diversi anni dopo. Effettivamente ci sono delle vaghe somiglianze, anche nei modi spicci, ma i parallelismi tra i due fumetti finiscono qui.

E se vi state chiedendo da dove viene il titolo della serie, Hammer, si tratta del nome di battaglia (oggi diremmo “nickname”) di Helena come hacker. Ma soprattutto così si chiamerà anche l’astrocargo che ruberà il nostro trio nel secondo numero. 

La “gang bresciana” decide di poter affrontare in un fumetto popolare alcuni temi “sensibili”, tra cui quello dell’omosessualità. Non che venga trattata in lungo e in largo - siamo pur sempre in un fumetto d’intrattenimento, non in un saggio sociale - ma uno dei personaggi, Manola, è lesbica ed ha una storia d’amore con Ezra, purtroppo destinata ad avere vita breve e ad essere presto seguita nel viaggio ultimo dalla sua compagna.

Perché Hammer è una serie in cui anche i personaggi principali muoiono davvero. Si capisce fin dai primissimi numeri che sarà meglio non affezionarsi troppo a qualcuno, difficilmente resterà a lungo. Salvo il famoso trio: già dal numero zero sappiamo che tutta la vicenda ruoterà intorno a questi personaggi accomunati solo dall’istinto di sopravvivenza. Quindi non possono morire. O per lo meno non prima della fine.
Come insegna Colter a Swan, che piange la morte di alcuni compagni: “non piangerci sopra, bamboccio! Si incontrano e si perdono tante persone!” (n.3).
E oggi, dopo The Walking Dead e Il Trono di Spade, tutto ciò può sembrarvi banale. Ma prima di tali fumetto e romanzi (e relative serie TV) il pubblico era molto meno abituato a vedere morire personaggi importanti di un’opera seriale. Questa è un’altra, piccola, quasi-rivoluzione del gruppo dei bresciani.

LO STILE

In Hammer i dialoghi sono vivaci così come l’azione, non ci sono mai momenti morti. Un fumetto di fantascienza che non dimentica anche qualche momento più spensierato e comico, che non inficia in nulla la “serietà” del tutto, anzi l’arricchisce. Questo anche grazie a Swan Barese che, l’abbiamo già accennato, è un po’ la spalla comica degli altri due, più seriosi (ma non sempre).

Mentre i primi tre albi sono in stretta continuità, dal quarto le storie sono più autoconclusive. E non mancano mai azione ed avventura, ma assolutamente non nel senso “Hulk spacca Superman”. Inseguimenti (ovviamente interstellari), scazzottate e sparatorie sono ricchi di senso, divertenti ed appassionanti, a volte anche spezzati - come detto - da una buona dose d'ironia.

E se in un romanzo di fantascienza difficilmente gli anni dell’opera si fanno sentire, più problematico sarà evitare l’invecchiamento di un’opera basata sull’immagine, sia essa un film o un fumetto. Ma contrariamente a Nathan Never, dopo tutti questi anni le trovate informatiche e tecnologiche del Gruppo Hammer non sembrano “vecchie”, ma ancora oggi futuristiche e per nulla assurde o già demodé. E questo è davvero fondamentale in un’opera di fantascienza. Se ciò avviene, vuol dire che gli autori avevano davvero il futuro in testa. Ovviamente nel Gruppo Hammer non ci sono veggenti e quindi troveremo comunque un computer che sembra più un minitel o un lettore musicale troppo simile ad un vecchio walkman ed altri dettagli del genere. Ma, ricordiamolo sempre, siamo in anni in cui neanche una persona su 100 era connessa ad Internet in Italia. 

Semmai il linguaggio pare alle volte non proprio essere in sintonia con l’epoca. Espressioni come “Oggesù” sembrano un po’ antiquate. Certo, detta così Hammer sembra un prodotto made in Bonelli, ricordate i vari “Peste!” di Kurjak e i “Miseriaccia” di Nathan Never? In realtà Sergio Bonelli non avrebbe mai pubblicato Hammer così come è, perché il linguaggio usato, malgrado qualche ingenuità, era davvero più crudo e diretto di quello usato nei fumetti della SBE. D’altra parte siamo di fronte ad una gang che scrive di un'altra gang.

Moltissime le citazioni ad altre opere di cinema e letteratura. A volte anche divertenti ed evidenti come quella al fumetto “Tank Girl” il cui titolo appare sulla maglietta di un tipo in una bettola nel n.7. Forse i bresciani erano influenzati dal Lazarus di Capone, sempre ricchissimo di inside joke?

Una cosa è certa: i bresciani hanno subito l’influenza di tanti classici sci-fi, da I Canti di Hyperion a Star Wars passando da Blade Runner, ma Hammer è soprattutto una space-opera cyberpunk profondamente originale, che si distacca da qualsiasi altro lavoro con leggerezza, senza alcuna presunzione, senza voler dimostrare di essere diversa a tutti i costi. Lo è e tanto basta.

Semmai la presunzione c’era nei disegni. Oggi i vari Majo, Olivares, Sime e i loro colleghi vi diranno che erano acerbi, ancora grezzi, magari appena degni di pubblicazione. Non ci credete. Erano belli, vivi, dettagliati, studiati nei minimi particolari.

LA FINE

Brescia, abbiamo un problema.

Nonostante tutto quel che abbiamo detto finora, Hammer chiude col n.13 nel giugno 1996, dopo un solo anno di vita. Nell’editoriale di apertura viene precisato - con molta onestà, a dire il vero - che la richiesta da parte di molti lettori di nuove avventure del nostro trio è praticamente inesaudibile, anche perché molti degli autori sono già impegnati su altre testate.

Quanto vendeva? Gli ultimi numeri vendevano ogni mese sulle 18.000 copie. Una cifra che oggi farebbe gridare al miracolo, se consideriamo che oggi qualsiasi fumetto seriale italiano non Bonelli non si avvicina neanche alle 10.000. Ma all’epoca non bastava, purtroppo.

I bresciani dovettero cambiare in corsa i loro progetti e riuscirono a dare un finale alla serie. D’altronde erano abituati, l’avevano già fatto con Full Moon Project neanche 3 anni prima.

Ma nel marzo 2001 ecco che la cover dell’Albo Special n.12 di Cronaca di Topolinia ripresenta i tre viaggiatori spaziali! Dopo un’introduzione del presidente dell’Associazione Alex Raymond (oggi Gli amici del fumetto), Salvatore Taormina, finalmente una nuovissima storia di 24 pagine: “Gattordici”.
L’albo, a tiratura di circa 500 copie, si situa cronologicamente tra i numeri 6 e 7. Inutile dire che è ormai introvabile. Ma lo potrete peggio leggere nella...

...RIEDIZIONE MONDADORI

Come ormai sapete, la sempre più attiva Mondadori Comics ha deciso di riproporre l’intera serie di Hammer. Sì, nella sua interezza, quindi potremo leggere (o rileggere) i mitici numeri 0 e 14. Curata da Alessandro Di Nocera, l’Hammer della Mondadori avrà copertine nuovissime (anche questo frutto di un lavoro corale realizzato da Majo, Olivares e Sime sotto la sigla MOSi) che presenteranno, un logo più attuale, editoriali e approfondimenti, omaggi di tanti artisti e, soprattutto tavole mai viste e le storie saranno leggermente riviste dagli autori originali, magari nei punti che, col senno di poi, sono sembrati loro più deboli.

Hammer è una grande space-opera, un’epopea bellissima che si sviluppa nei più remoti meandri dello spazio e che avrebbe potuto continuare per moltissimi altri numeri ma di cui possiamo leggere solo queste 13 avventure e poco più. Noi speriamo davvero che, come auspicano alcuni degli stessi autori, dopo la riedizione possano arrivare episodi inediti (tutto dipenderà dalle vendite). Intanto non perdete la serie originale “arricchita”. Helena, Swan e Colter meritano davvero.


TUTTE LE PUBBLICAZIONI (Star Comics+14)

HAMMER 0 – TRADITA
Soggetto e sceneggiatura di Riccardo Borsoni e Giancarlo Olivares, disegni di Giancarlo Olivares, copertina di Giancarlo Olivares e Majo

HAMMER 1 – DOPPIA FUGA
Soggetto del Gruppo Hammer, sceneggiatura di Marco Febbrari e Majo con la collaborazione di Giancarlo Olivares, disegni di Majo, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedttis

HAMMER 2 – LA CACCIA
Soggetto del Gruppo Hammer, sceneggiatura di Stefano Vietti e Giancarlo Olivares, disegni e copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 3 – IL GIOCO DI SHAMAHIR
Soggetto del Gruppo Hammer, sceneggiatura di Riccardo Borsoni, disegni di Fabio Pezzi, copertina di Majo e Giancarlo Olivares

HAMMER 4 – LA MONTAGNA CHE CANTA
Soggetto del Gruppo Hammer, sceneggiatura e disegni di Sime, copertina di Majo e Giancarlo Olivares

HAMMER 5 – CAINO E ABELE
Soggetto di Riccardo Borsoni e Giancarlo Olivares, sceneggiatura di Giovanni Barbieri, disegni di Massimo Rocca, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 6 – INVERNOMUTO
Soggetto di Giancarlo Olivares, sceneggiatura di Riccardo Borsoni, disegni di Roberto Ferrari,  copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 7 – MIRAGGIO, CORAGGIO
Soggetto e sceneggiatura di Sime, disegni di Armando Rossi, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 8 – I REIETTI DI GHEBA
Soggetto e sceneggiatura di Stefano Vietti, disegni di Jacomelli e Gradin, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 9 – NEMO BASSAJEN
Soggetto e sceneggiatura di Stefano Vietti, disegni di Andrea “Red” Mutti, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 10 – SUPERBO AVVENIRE
Soggetto e sceneggiatura di Marco Febbrari, disegni di Antonio Sarchione, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 11 – L’URLO DAL CIELO
Soggetto di Marco Febbrari, sceneggiatura di Giovanni Barbieri, disegni di Fabio Mantovani, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 12 – CUORE INFRANTO
Soggetto e sceneggiatura di Riccardo Borsoni, disegni di Giuseppe D’Elia con la collaborazione di Majo, copertina di Majo (matite) e Giancarlo Olivares (chine), colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 13 – L’ULTIMO SOGNO
Soggetto del Gruppo Hammer, sceneggiatura di Stefano Vietti con la collaborazione di Giancarlo Olivares, disegni di Andrea “Red” Mutti, Giancarlo Olivares, Majo e Sime, copertina di Giancarlo Olivares, colori di Matteo De Benedittis

HAMMER 14 – GATTORDICI
Testi e disegni del Gruppo Hammer, copertina di Giancarlo Olivares e Sime
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1 commenti:

  1. Ne avevo sentito parlare. Sembra interessante. Alcune copertine sembrano, volutamente penso, un po troppo "americane" come "L' urlo del cielo".
    Ah, però! La ristampa! Magari a saperlo!
    Però quando sento parlare di "ritocchi"... o.k. togliere qualche incongruenza e correggere errori grafici, ma senza strafare e toccare anche cose che non ne hanno bisogno!

    "la sempre più attiva Mondadori Comics"

    Si, ho visto!

    "e quindi troveremo comunque un computer che sembra più un minitel o un lettore musicale troppo simile ad un vecchio walkman ed altri dettagli del genere."

    Ah, ah! Ho notato queste chicche anche in serie giappo come "Metal armor dragonar" dove uno dei protagonisti ascolta musica da un wallk-man e "Capitan Tylor" dove il protagonista guarda una videocassetta! XD
    In compenso in "Robocop" e un videoclip di James Cameron di non ricordo che canzone e dell' 87 come il film di P.V. o giù di li si vedono dei DVD ante-litteram! XD

    "Ma, ricordiamolo sempre, siamo in anni in cui neanche una persona su 100 era connessa ad Internet in Italia."

    Si, però nell' 83 uscì "Zio Paperone e la rivoluzione elettronica" di Pezzin! XD

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