Recensione: Valter Buio 8

Il delicato signor Buio
di Davide Paolino

VALTER BUIO 8
Autori: Alessandro Bilotta (testi), Matteo Mosca (disegni), Paolo Martinello (copertina)
Formato: 98 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 2,70 €
Editore: Star Comics

Valter Buio è forse il miglior fumetto prodotto negli ultimi anni, senza alcuna piaggeria. E’ filosofico come Napoleone, è intimista come Jan Dix, è appagante come i primi Dylan Dog. Ed è un peccato, è sempre normale pensarlo, che si interromperà dopo solo dodici numeri. Una promessa che molti hanno sperato non venisse mantenuta, ma le ultime notizie hanno chiuso tutte le speranze. “Il signor Buio” è uno dei migliori albi di Bilotta sul suo personaggio: imbastisce una trama che serve a farci capire la delicatezza e la fragilità con cui Valter si butta a capofitto in una storia d’amore e in una famiglia che non è sua, ma del suo nuovo cliente.

Tutti noi abbiamo avuto, in passato, un bambino che abbiamo odiato perché era più bello, più simpatico, più fortunato, più amato di noi. Accade anche a Valter con l’unica aggiunta che il suo, chiamiamolo nemico d’infanzia, ha il suo stesso nome. E per il nostro psicanalista entrare nella sua vita sarà fin troppo facile, il problema sarà uscirne. Nello sfondo, il conte Balestra incontra un suo probabile discendente di sangue, e ne esce fuori una storia malinconica che va’ a braccetto con la trama principale.

Valter vive un suo presente che sarebbe stato possibile se avesse fatto un paio di scelte diverse, e ne rimane incredibilmente affascinato; ma il passo tra eccitazione e depressione per lui è sempre breve. Bilotta ci prova gusto a rovinare l’esistenza al suo personaggio, forse per questo non vuole continuare oltre il numero dodici per non rovinargli ancora di più l’esistenza. E’ sadico, l’autore, quando mette di fronte i due Valter. E’ superbo, l’autore, quando distrugge il castello di carta creatasi e ci regala un finale che si aspettava da molti numeri.

Disegni di Mosca e copertina di Martinello, superbi. Il tratto del primo è chiaro, pulito, perfetto. I colori del secondo sono così anomali, un pugno all’occhio che regala una copertina malinconica e suggestiva.
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