Recensione: Ken Parker 1

Il ritorno più atteso
di Emiliano Berdini

KEN PARKER 1
Autori: Giancarlo Berardi (testi), Ivo Milazzo (disegni e copertina)
Formato: 210 pagine, b/n, brossurato, 21x26, 1,90 €
Editore: Mondadori Comics

Vita travagliata quella di Ken, non c'è che dire. La vita ''reale'', così come l'hanno raccontata Berardi e Milazzo a partire dal lontano 1977. Ma soprattutto quella editoriale, iniziata per l'appunto alla fine degli anni '70 con la Bonelli e i 59 numeri di quella mitica prima stagione, per poi proseguire su Orient Express, su Comic Art, su Parker Editore e poi di nuovo in Bonelli, dove gli autori scrissero le ultime storie inedite di Lungo Fucile.

L'ultima casa editrice a riproporre le storie di Ken fu la Panini Comics, che dal 2001 al 2004 ristampò l'intera saga in 42 volumetti da edicola, nel formato bonellide e arricchiti da un notevole apparato critico, ma senza proporre storie inedite, senza dare una conclusione ad una saga più volte interrotta per la delusione dei tanti accanitissimi fan del nostro ex cacciatore di pelli. E gli impegni ormai rivolti ad altre opere dei due autori, avevano fatto sì che ormai ci si fosse rassegnati a salutare Ken costretto ai lavori forzati in una prigione dell'Arizona.

E invece, quando ormai le speranze eran finite, la Mondadori Comics, specializzatasi nella ristampa in formato deluxe da edicola di personaggi storici del fumetto italiano (Alan Ford e Kriminal), decide di dedicare al nostro Ken una collana settimanale in 50 numeri che oltre a ristampare tutte le storie in grande formato, pubblicherà nel 50° volume, l'ultima storia di Ken Parker. Chiudendo un percorso iniziato quasi 40 anni fa. Gioia e gaudio!

Ma il diavolo ci mette lo zampino. E il primo volume contenente le prime due storie del nostro eroe (Lungo Fucile e Mine Town) esce con qualche errore tipografico, sia in copertina che all'interno, costringendo l'editore a garantire una ristampa riveduta e corretta.

Ma l'avevamo detto no? Vita travagliata quella di Ken. Una vita che però merita di essere letta, dal primo all'ultimo albo.

Perchè Ken non è un personaggio qualunque, ma ha rappresentato per il fumetto italiano un punto di svolta, uno spartiacque, introducendo il concetto di fumetto d'autore all'interno di una serie western popolare, un po' come fu il Daredevil di Miller per i comics USA.

L'uso di un linguaggio cinematografico nelle sceneggiature e nei disegni, storie raccontate senza la presenza di alcun dialogo o senza che Ken appaia, e soprattutto un'evoluzione costante del personaggio, che crescerà e cambierà, fisicamente e nel pensiero, forgiato, vessato e arricchito dalle vicissitudini che affronterà vivendo.

Nelle due storie di questo primo volume ci sono solo i prodromi di tutto ciò: Berardi e Milazzo stavano ancora affinando le unghie alla ricerca di quello che si rivelerà un capolavoro della letteratura disegnata. Ma qualche segnale si intravede già: il dolore della perdita (il fratello minore che lui avrebbe dovuto difendere) e il cambiamento (barbone montanaro nel primo episodio, bello e pulito nel secondo), il valore dato alla vita umana (rappresentato dal vecchio Kentucky ad avancarica con un colpo solo, perché Ken uccide animali per mangiare, non uomini) e il profondo senso di giustizia.

Poi arriveranno Chemako, Belle, Teddy, la casa dolce casa e l'omosessualità, gli scioperi e le fughe, Adah e la prigione. Tutte cose che imparerete ad amare in questo viaggio di 50 settimane.

Forza Ken, andiamo a vedere come va a finire!
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