Recensione: Jan Dix 14

Ultima avventura per Jan Dix
di Davide Paolino

JAN DIX 14
Autore: Carlo Ambrosini (testi, disegni e copertina)
Formato: 132 pagine, b/n, brossurato, 17x21, 3,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Non ce ne voglia a male Carlo Ambrosini, ma le parole di Sergio Bonelli in apertura di questo ultimo numero sono una mazzata al suo lavoro. Usare un eufemismo come “pubblico esiguo ma fedele” fa capire che il povero critico d’arte ha venduto poco e niente. Ed è un peccato, perché la serie era iniziata tra alti e bassi ma poi, dopo il numero otto, era andata sempre in crescendo fino ad arrivare ad un finale atipico per questa casa editrice e non solo.

Ambrosini, con Napoleone, ci aveva abituati ad un’atmosfera onirica, letteraria, filosofica. Un cavallo parlante la faceva da padrone, ogni tanto, e diceva più cose sensate lui in una vignetta che un qualsiasi fumetto in novantaquattro pagine. Era un piccolo capolavoro. E dopo due anni è nato Jan Dix, fu Pollock, un progetto nuovo: arte e pistole. Un progetto che sembrava essersi perso per strada, ma così non è stato.

Nelle ultime centotrentadue pagine si capisce quale era la vera e unica trama che legava ogni albo all’altro: l’amore. E la fragilità umana. Due elementi che messi insieme ci portano verso un finale perfetto, triste, ma eccezionale. Una ciliegina precisa, giusto al centro della torta. E i disegni dell’autore stesso, ovvero Ambrosini, sono quel tocco in più che da, all’albo, la sicurezza di entrare nel cuore dei lettori. Non si può capire Jan Dix senza quelle ultime dieci pagine. Il sentimento dell’amore, rafforzato dal gesto più estremo per continuare ad amare. Poesia pura. Ci mancherà Jan.

Non sembrano esserci altri progetti "solitari" per Ambrosini, purtroppo. Attenderemo, fiduciosi, novità.
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