Recensione: Dylan Dog Gigante 18

3 su 4 sono piccoli capolavori (ma giganti)
di Davide Paolino

DYLAN DOG GIGANTE 18
Autori: Fabio Celoni, Giovanni Gualdoni, Paola Barbato e Giovanni Di Gregorio (testi), Fabio Celoni, Franco Saudelli, Bruno Brindisi e Piero dall'Agnol (disegni), Angelo Stano (copertina) 
Formato: 240 pagine, b/n, brossura, 17x26, 5,80 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Diciottesimo Dylan Dog Gigante, quattro storie per quattro autori e disegnatori diffenti: tanta azione, tanto horror, tanto divertimento per i fan vecchi e nuovi. Se qualche vostro amico non ha mai letto Dyd questo è l’albo giusto per farlo ricredere. Ma analizziamo i quattro titoli in dettaglio.

“Il vecchio che legge” è un’opera scritta e disegnata da Fabio Celoni, alla sua prima prova da scrittore su Dylan Dog (dopo l’esordio con la sua serie Nemrod). E’ un lungo percorso dell’Old Boy nelle pieghe della vita di un comune anziano, durante il quale scoprirà per la strada che il signor Ozra (questo è il suo nome) è molto più di un semplcie vecchietto. Esordio con il botto per Celoni, non c’è che dire, complimenti sia per la storia, molto commovente, che per i disegni. Le tavole di pagg. 33 e 57 sono favolose. Il formato gigante ci ha regalato una visione meravigliosa.

“Blatte” è horror. Si, horror puro condito di quell’humor nero che tanto ci ha fatto amare Dylan. E Gualdoni, in questa avventura di 16 pagine, inventa una trama perfetta con un finale sconvolgente e ancora più adatto, da brividi per alcuni. Ottima la prova di Saudelli che, purtroppo, si vede poco nella serie regolare.

“Tueentoun” è un capolavoro dell’accoppiata Barbato-Brindisi. Una storia che ha tre anni di età finalmente l’abbiamo potuta vedere edita e in un formato che rispecchia e risalta le caratteristiche visive di Brindisi. La trama è puro sconvolgimento, riuscire a capire qualcosa, ad un certo punto, è impossibile. Una storia ingarbugliata perché così doveva essere, una storia che colpisce, che sconvolge. Questo è il Dylan che vorremmo sempre.

“Per una rosa” è, forse, l’anello debole della compagnia. I testi di Di Gregorio e i disegni (?) di Dall’Agnol mal si uniscono per un’avventura che, forse, avrebbe fatto meglio su più pagine. C’è “il piccolo principe” nella trama e c’è un disegno scarso, quasi stilizzato del disegnatore più amato dai disegnatori. Il finale, comunque, è commovente ma, nel complesso, non regge il confronto con le altre tre storie.

Copertina, per concludere, di Stano che riguarda la storia di Celoni. Molto evocativa e invogliante all’acquisto.
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