Recensione: Demian 17

La mala di Marsiglia cerca nuovi equilibri
di Michele Miglionico

DEMIAN 17
Autori: Pasquale Ruju (testi), Lito Fernandez (disegni), Alessandro Poli (copertina)
Formato: 132 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 3 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

I numeri più belli di Demian, a nostro giudizio, sono quelli fuori dalla “continuity”. Quelli in cui l’anima noir del fumetto non viene frustrata da inverosimili rivelazioni e parentele. Questo penultimo numero appartiene a questa schiera. 
Alì è un ragazzino nato “dalla parte sbagliata della città”. Dopo aver lasciato la scuola si è trovato a spacciare, ma è stato incastrato: solo Demian può salvargli la vita. 

Dopo un prologo in cui assistiamo all’addio di Marie e prima di un epilogo in cui rientra prepotentemente la story-line principale della “fraternitè”, tutta la trama racconta, in ritmo sincopato con un taglio a mezza strada tra il cinema di John Woo e l’hard boiled europeo, come Demian deve indagare prima e “sistemare le cose” poi, per far si che Alì salvi la pelle. Tra bianco e nero, esistono infinite sfumature di grigio...

La trama è avvincente con dosati colpi di scena che evitano la caduta della tensione durante la lettura. I disegni di Lito Fernandez “guest star” si distaccano molto da quelli dei disegnatori che l’hanno preceduto: se, da una parte, hanno la forza di inquadrature poco comuni e di cineticità estrema, dall’altra peccano nei volti dei protagonisti che troppo, davvero, si distaccano, da quelli che abbiamo imparato a conoscere nei 16 precedenti numeri.
Piacevole variazione esotica.
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