di Alessandro Neri
COMICS FACTORY 7-8
Autori: AA.VV.
Formato: 60 (n. 7) e 50 (n. 8) pagine, b/n e colore, spillato, 20x29, 2,50 € cad.
Editore: Cyrano Comics
Comics Factory è la rivista principale di un’associazione di giovani fumettisti veronesi, la Cyrano Comics, che pubblica anche alcuni albi monografici dedicati ai migliori successi del gruppo. Un giornaletto che contiene molte storie a fumetti in bianco e nero di lunghezza variabile.
Il n. 7, che gode di una nuova grafica rispetto agli albi precedenti, si apre con un episodio di una serie “classica” di Comics Factory, “Bù!!!”, di Nebbioso e Finez, che si vorrebbe assurda e divertente, ma non ci riesce a pieno. Non va meglio con “Aurora”, la cui disegnatrice, Apebaloon, dimostra però un buon tratto in stile manga, ma ancora un po’ immaturo. Segue l’ottimo “Hero”, con cui Andy Given riesce a farci ridere con sole tre tavole essenziali nel disegno e nei testi. E’ la volta di “La ricerca di lei”, un’altra storia dell’eclettico Nebbioso, che, coadiuvato dal disegno fresco della Suri, firma qui la sua storia migliore dell’albo. Di “Zampa di lepre”, di Nessie e Herie, dobbiamo ammettere che avremmo fatto volentieri a meno, mente in “Un’altra me” The Reddead dimostra un buon potenziale come disegnatore (inchiostrature da rivedere), meno come sceneggiatore. Carini i disegni in manga-style di Mika per “Il sapore dei ricordi”, un’altra artista che dovrebbe concentrarsi solo sul disegno. Piuttosto divertente è “Bonthon” (di autore anonimo). Sempre di Nebbioso è “Benvenuti a Porco Rosso”, fumetto un po’ sconclusionato ma simpatico, illustrato dalla buona mano di Enrico Bettanin. Chiudono l’albo tre strisce a colori di “Lou & Maca” di Diego Farina, il bravo copertinista di questo numero.

A corredare entrambi i magazine, alcune interviste a professionisti del fumetto e dell’illustrazione, recensioni e rubriche molto interessanti.
Tutto sommato non è un cattivo risultato, la rivista è amatoriale, ma se i ragazzi di Cyrano Comics vogliono fare il grande salto (di qualità), devono selezionare meglio le storie, magari pubblicandone meno, e i disegnatori, validi fra l’altro, si dovrebbero limitare a quel che sanno fare meglio.
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