Recensione: Paper Girls 1

Ragazzine spaesate
di Matteo Spadini

PAPER GIRLS 1
Autori:  Brian K. Vaughan (testi), Cliff Chiang (disegni)
Formato: 144 pagine, colore, cartonato, 17x26, 18 €
Editore: BAO Publishing

Paper Girls è un fumetto di Brian K. Vaughan e di Cliff Chiang. La presenza del primo ci spiega perché PG sia un fumetto tanto atteso dai lettori; quella Saga che non ha bisogno di presentazioni, infatti, è roba sua. E ora vi diciamo perché PG, probabilmente, non ripagherà l’attesa in alcun modo. E del perché non vi è alcun motivo particolare per ricordarsi a lungo di un fumetto simile.

Novembre 1988. Nelle vicinanze di Cleveland (Stati Uniti), c’è un gruppo di giovani ragazze che si sveglia più o meno all’alba per consegnare giornali.
Biciclette, walkman, sigarette. Inizia presto, la vita, un po’ in tutti i sensi. Vaughan porta le ragazzine nel vivo dell’azione, subito. Ci mette un po’ di mistero, qualcosa che accade per mano di tizi decisamente strani, qualche creatura che sembra uscita (guarda caso) da Saga e un po’ di vero sentimento per rendere il tutto più reale. Confidenziale.

Senza dubbio, Vaughan ha tanto mestiere. A palate. Ma quello che manca, a questo primo volume di Paper Girls, è un’anima; personaggi belli ma quasi svogliati, come se si ritrovassero per caso a star lì fra quelle tavole, che tra l’altro sono ben interpretate da Cliff Chiang (disegni) e Matt Wilson (colori).
Riferimenti culturali e popolari riconducibili a quel periodo storico (e al nostro) e di vita in generale, fanno da contorno ad una storia che fin ora ha ben poco da offrire. Si è ingiustamente accostato PG a Stranger Things, una serie TV di una potenza inaudita che poco ci azzecca con l’opera in questione. E non solo perché non è un fumetto.

Niente di nuovo, niente di vecchio, Paper Girls sembra un’accozzaglia di generi che inciampa su sé stessa e che si rialza frettolosamente, e a fatica, con un’apparizione aliena o con un fatto inspiegabile.
Il gioco delle lingue di diversa natura (impronunciabili in testa) non funziona perché le tavole non sono dotate di audio. La narrazione è noiosa, scontata e priva di alcun tipo di acuto. 

Confuso e fastidioso.
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