Recensione: Dylan Dog 361

Dilemmi esistenziali di un trentesimo compleanno
di Michele Miglionico

DYLAN DOG 361
Autori: Roberto Recchioni (testi), Gigi Cavenago (disegni), Angelo Stano (copertina)
Formato: 98 pagine, colore, brossurato, 16x21, 3,20 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Sono settimane che la stampa di settore - e non solo - dibatte di "Mater Dolorosa", l'albo di Roberto Recchioni e Gigi Cavenago che celebra i trent'anni di Dylan Dog. Le aspettative sollevate delle recensioni in anteprima hanno contribuito a far sì che un comune lettore si precipitasse in edicola nel giorno ufficiale di uscita. Un comune lettore che non vuole andare a ri-studiare "La storia di Dylan Dog" (il numero 100 della serie) o le altre storie a cui si fa riferimento nell'episodio celebrativo, facendo leva solo sugli echi di lontani ricordi di letture più o meno lontane.
Quali le impressioni?

Sul lavoro del disegnatore Gigi Cavenago - "pittore" sarebbe il termine più calzante - non si può non unirsi al coro unanime di plauso. Qualche passaggio può giocare troppo sull'espressionismo a discapito dell'immediata comprensibilità, ma nel bilancio finale non conta nulla. È significativo che un artista di questo calibro venga ispirato a tal punto e si cimenti anima e corpo a livelli più unici che rari per un albo da edicola, che gli venga dato spazio per esprimersi in un fumetto popolare. La scelta di rottura di non affidare questa storia ad Angelo Stano o Bruno Brindisi è ripagata.

Soggetto e sceneggiatura richiedono un discorso a parte. In estrema sintesi, Dylan Dog deve riaffrontare un pericoloso stato di malattia, legato alla sua misteriosa infanzia: presente e passato si intrecciano negli schemi di Mater Morbi, la madre di tutte le malattie, e dell'enigmatico John Ghost.
Partiamo dai punti deboli: come per il reparto grafico, lo scrittore si lascia prendere la mano in un paio di passaggi surreali, come la proposta di uscita del Regno Unito dalla Terra o l'invasione di zombie, per non parlare del piccolo Dylan che filosofeggia come un accademico. Il tutto è giustificabile dal filtro onirico che permea le tavole e che non permette una valutazione secondo i normali standard.  
Il punto controverso di tutta l'operazione è un altro. Roberto Recchioni ha avuto carta bianca per infondere nelle radici della mitologia del personaggio il proprio vissuto, il proprio immaginario, il proprio portato creativo.  Mai avremmo immaginato che "Mater Morbi" non avrebbe rappresentato che un felice esperimento isolato, tanto meno che arrivasse a giustificare passaggi fondamentali della stessa esistenza di Dylan Dog, il quale finisce per assumere tratti caratterizzanti di un alter ego di uno sceneggiatore intervenuto tre decenni dopo dalla sua creazione. Discorso simile vale per John Ghost, che si riconferma un deus ex machina a posteriori, a conoscenza di antefatti e dinamiche che vanno al di là della comprensione umana; il suo accenno al multiverso richiama altro genere di fumetti.  Si segnala un'eccessiva reazione inconsulta dell'eroe dinanzi alla sua nuova nemesi con cui, in fin dei conti, ha condiviso ancora troppo poco spazio scenico. Un giudizio in merito è da rimandare alla cosiddetta "fase tre" del rilancio della testata.

Alla fine della fiera, tutto questo nuovo materiale innestato rappresenta un'iniezione di nuova linfa inevitabile per mantenere in vita un fumetto seriale che ha ormai alcuni decenni, un arricchimento che non può far gridare allo scandalo da parte dei tradizionalisti che, magari, preferirebbero veder morire la creatura editoriale e indulgere nella rilettura dei classici episodi sclaviani. Il senso dell'operazione sta tutto nella citazione di Derrida e Roudinesco che sapientemente il curatore ha inserito nella pagina redazionale.

Ciò che in noi ha lasciato più il segno e ha toccato maggiormente le corde è il conflitto tra le matres di Dylan Dog. Morgana rappresenta la madre disposta a soffrire e sacrificarsi per proteggere il proprio figlio, Mater Morbi colei che vuole renderlo forte e indipendente non sottraendolo alle pene della vita e della malattia. Come si fa a non commuoversi nel vedere Morgana decidere di ammalarsi e morire insieme al suo Dylan? Come, d'altro canto, dare torto ad alcune delle ciniche argomentazioni della sua antitesi? È un tema esistenziale raramente toccato dalle narrazioni popolari, di certo non sotto queste forme e in questi termini, e di stringente attualità nel panorama educativo della società occidentale contemporanea. Nel fumetto, lo scontro si risolve in un sostanziale pareggio, Dylan Dog ne esce vivo solo perché spariglia le carte in tavola; il problema è che non c'è una risposta univoca e valida, se non nella ricerca di un difficile equilibrio tra queste pulsioni umane.
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