Recensione: Dylan Dog 290

Ottima storia in due parti
di Davide Paolino

DYLAN DOG 290
Autori: Giuseppe De Nardo (testi), Daniele Bigliardo (disegni), Angelo Stano (copertina)
Formato: 98 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 2,70 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Si ritorna nelle atmosfere enigmatiche già raccontate nella recensione della prima parte, Dylan è alla ricerca di un manufatto che può sconfiggere il ritorno di un essere demoniaco. E per trovarlo dovrà oltrepassare una serie di rompicapi decisamente difficili. Eravamo rimasti con Dylan e Bill Porter, professore universitario, in una cripta segreta di un hotel di Londra, con una bilancia e dei prismi e una sola possibilità di indovinare quale tra essi siano i più leggeri. Non sarà, comunque, l’ultimo che dovranno affrontare i due, mentre fuori, nel bosco, il demone Irmisul sembra ritornare in vita.

Una seconda parte sicuramente all’altezza della prima, con qualche piccolo problema solo per la natura del personaggio Dylan: che si dimostra sempre meno scettico, come dovrebbe essere, e sempre più tentato ad avventurarsi nel fantastico. Per fortuna sembra ritornare in se, qualche tavola prima della fine, precisamente a pagina 78, dove non possiamo rivelare cosa accade per non rovinare la lettura. Comunque il finale, piuttosto aperto (ma che nel frattempo chiude il cerchio di misteri iniziato nel primo albo), dà possibilità di ritorno per tutti i personaggi apparsi in questi due episodi. Sicuramente il pubblico dylaniato sarebbe entusiasta di un ritorno, quasi in pianta stabile, almeno di Maria Trelkovski, troppo spesso lasciata da parte in questi anni. Storia decisamente godibile, non un capolavoro ma una bella avventura.

Bigliardo, come già detto, si dimostra il partner perfetto per De Nardo, le trame fantastiche fanno al caso suo e portano agli splendidi risultati già osannati nel primo albo. Un tratto realistico che più non si può. Unico appunto: dov’è finita la pancia di Bloch?

Infine, un plauso aggiuntivo ad Angelo Stano per una copertina eccezionale: evocativa ed invogliante all’acquisto.
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