Recensione: Brendon 83

Un Brendon alla Dylan
di Davide Paolino

BRENDON 83
Autori: Claudio Chiaverotti (testi), Andrea Fattori (disegni), Massimo Rotundo (copertina)
Formato: 98 pagine, b/n, brossurato, 17x21, 3 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Diciamoci la verità: negli ultimi tempi la creatura di Chiaverotti girava con il pilota automatico: le storie si stavano assomigliando sempre più e sembrava persa la verve dei primi anni che ha contraddistinto il cavaliere di ventura come un prodotto originale e genuino di casa Bonelli. Finalmente si cambia rotta con una storia più complessa con qualche rimando che i dylaniati apprezzeranno sicuramente.

D’altronde il titolo, più che un omaggio al libro di Stephen King, sembrerebbe più adatto al trittico di storie (due di Sclavi e una di Masiero) della Zona del Crepuscolo apparsa su Dylan Dog nei primi anni di vita e poi ripresa successivamente nel 2006. E anche qui, come ad Inverary, un tranquillo quartiere di Londra vive lo stesso identico giorno ad ogni sorgere del sole, come se la Grande Tenebra non fosse mai giunta a modificare l’ordine naturale delle cose. Brendon sarà spinto in questa storia da Diana, l’ennesima procace donzella, che vede in pericolo la sua sorella gemella.

Sorvolando i soliti aiuti che il cavaliere riesce ad avere da amici e conoscenti mai visti nella serie (sistematicamente ne compare uno ad albo), Brendon resta spesso in disparte per tutta la durata dell’albo come se il protagonista non fosse esattamente lui, ma la storia in sé. E questo non può che essere un esperimento riuscito, condito anche dall'ottima idea di un finale aperto che spiazza il lettore.

Disegni di Andrea Fattori che si tengono su un livello medio-alto per tutto lo scorrere degli eventi, ma se una pecca la si vuole trovare, durante la storia il volto della protagonista cambia un po’ troppo spesso. Copertina di Rotundo molto inquietante e invogliante all'acquisto.
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