Recensione: Assedio 3

Un grande Assedio
di Gianluca Lamendola

ASSEDIO 3
Autori: Brian Michael Bendis e Brian Reed (testi), Olivier Coipel e Chris Samnee (disegni)
48 pagine, colore, brossurato, formato 17x26, Euro 3.00
Panini Comics

Siamo giunti quasi al gran finale di Assedio, l’atteso mega evento della Casa delle idee, che conclude un arco narrativo cominciato in Italia nel 2005, prima con “Vendicatori Divisi” e proseguito poi con “Civil War”, che si appresta a cambiare nuovamente lo status quo del Marvel Universe

Del resto, mentre assistevamo impotenti all’ascesa di Norman Osborn (lo psicopatico Goblin nemico acerrimo dell’Uomo Ragno) dopo i fatti di “Secret Invasion” che lo hanno trasformato in un eroe nazionale e messo a capo di una nuova agenzia governativa, la Hammer (sorta sulle ceneri dello Shield), sapevamo che avremmo assistito presto o tardi anche alla sua caduta. Come un novello Cesare, Osborn, che ha consolidato ormai il proprio dominio grazie anche alla sua squadra di Vendicatori (composta da super criminali e dal tossico/onnipotente Sentry) che guida lui stesso in missione nell’armatura di Iron Patriot e per un patto con Hood e il suo Sindacato del Crimine, si appresta adesso ad oltrepassare il suo Rubicone: conquistare Asgard (ora in Oklahoma). Così, allo scopo di trovare una giustificazione a questa sua guerra e portare l’opinione pubblica dalla sua parte, inscena un drammatico incidente nello stadio di Chigago, facendo scontrare il possente dio asgardiano Volstagg con alcuni sgherri di Hood, gli U-Foes. Il risultato è la morte di migliaia di spettatori ed un cordoglio nazionale da sfruttare, come quello per i bambini morti a Stamford (durante lo scontro tra New Warriors e Nitro), che portò rapidamente l’opinione pubblica a sostenere l’atto di registrazione dei super umani, segnando il primo passo verso la guerra civile degli eroi. Adesso però gli eroi, uniti più che mai contro il diabolico folletto verde e guidati da un redivivo Capitan America, sono pronti alla riscossa.

Leggendo Assedio notiamo tutti gli ingredienti del classico action movie: combattimenti, esplosioni, battute sarcastiche, colpi di scena e la morte di personaggi illustri, a cui Brian M. Bendis non ci disabitua mai.

Lo stile di Coipel, poi, riesce a rendere in maniera eccelsa il ritmo incalzante e caotico della battaglia attraverso un estremo dinamismo esaltato da stacchi molto rapidi e incisivi.

Uniche voci narranti con il compito di collegare i fatti raccontati e facilitarne così la comprensione anche chi non ha letto i numeri precedenti, sono il Presidente degli Stati Uniti (naturalmente di colore) e il suo gabinetto politico, tutti in apprensione per questa guerra personale attuata da Norman Osborn. Che quest’ultimo abbia inconsapevolmente riportato in auge il nome di Steve Rogers con tutti i valori che rappresenta? Tutto lascia ben sperare.

In appendice troviamo una nuova avventura di Ben Urich. Il direttore di Front Line ci descrive ancora una volta con occhio appassionato gli effetti collaterali che le vicende superumane provocano sulla vita dell’americano medio. Interessante è la riflessione sul potere dei media che traspare al suo interno, prima con l’odio veicolato di alcuni cittadini, con cui come al solito Urich non manca di relazionarsi, poi con la viscida arroganza di Todd Keller, un anchorman televisivo chiamato (insieme ad altri suoi colleghi) a descrivere in diretta l’ultima grande impresa di Osborn. Forse il suo Regno Oscuro è davvero finito.
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