Recensione: Nathan Never 310

Chrono Chaos
di Paolo Moro

NATHAN NEVER 310 
Autori: Stefano Munarini (soggetto), Giovanni Gualdoni e Davide Rigamonti (sceneggiatura), Matteo Resinanti (matite), Antonella Vicari (chine), Sergio Giardo (copertina)
Formato: 98 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 3,20 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Gengis Khan contro un carro armato della Prima guerra mondiale, il Barone Rosso attaccato da un dinosauro, Giovanna d’Arco al galoppo fianco a fianco con un treno. Un impianto di realtà virtuale attraverso il quale gli utenti possono tuffarsi in qualsiasi epoca storica va in tilt, regalando esperienze più incredibili del previsto. I mondi entrano in collisione, un utente muore e altri restano intrappolati. Nathan e Legs devono intervenire per salvarli ma, quando si connettono all’impianto, si scontrano con le fantasie perverse delle persone per cui stanno rischiando la pelle.

Chi ritiene che il fumetto sia un lavoro di squadra, leggendo questo albo è costretto a ricredersi. Tre autori per scrivere una storia (il soggettista Munarini supportato da due sceneggiatori) non bastano a produrre un buon risultato, trasmettendo la percezione di un lavoro svolto da ciascuno singolarmente e poi affidato alle cure di un assemblatore poco delicato. Le didascalie dedicate all’introspezione psicologica di Nathan suonano artefatte e forzate quasi fossero un’imitazione di quelle abituali, i dialoghi rimbombano nella banalità, l’empatia che si crea tra i vari personaggi non risulta credibile sia per la velocità con cui sfreccia la narrazione sia per l’inesistente spessore psicologico dei personaggi stessi. La storia viene presentata come un fill-in leggero per smorzare i toni cupi degli albi precedenti, ma questo non giustifica la superficialità messa in scena nell’arco delle 96 pagine. Offrendo la possibilità di dare vita a situazioni di qualsiasi tipo, la fantascienza pretende di essere prodotta con la massima attenzione per rendere credibili le vicende proposte o si finisce per incappare in pericolosi frontali, causando una disconnessione emotiva tra albo e lettore. One-shot simili non andrebbero presi sottogamba e buttati in edicola giusto per tappare una falla nella programmazione della serie o ingannare il tempo tra una saga e l’altra, ma sfruttati almeno come occasione per far salire a bordo chi vuole avvicinarsi (o ri-avvicinarsi) timidamente al personaggio. Piuttosto che uscire con numeri simili, sarebbe meglio fermarsi un giro per organizzarsi e ripartire con qualcosa di più sostanzioso.

Il latex di Matteo Resinanti torna a vestire Legs con la classica catsuit dalla scollatura generosa, oltre che a confezionare il completino pseudo-nazista di una banchiera dalle abitudini evidentemente fetish. L’abilità nello storytelling dinamico del versatile disegnatore (noto per le sue incursioni da regista nel cinema pornografico e l’attività da tatuatore) viene esaltata da un albo tutto azione, fughe e sparatorie che però non gli consente di mettere in moto l’abilità (altrettanto sviluppata) nel disegno tecnologico, tanto da far pensare che bisognerebbe impiegarlo su storie ancora più inclini alle sue caratteristiche. Abituata a inchiostrare da anni le tavole del collega, Antonella Vicari abbandona le consuete influenze di De Angelis per seguire fedelmente le matite di Resinanti come mai aveva fatto prima, creando finalmente quell’omogeneità grafica tanto cercata negli albi precedenti. Il risultato è un lavoro di pulizia e precisione (non estraneo a difetti) capace di fondere le personalità artistiche dei due disegnatori, regalando qualche nota positiva in un numero che, altrimenti, i cassetti della memoria potrebbero rifiutare senza troppi scrupoli.

Per quanto siano larghe, però, le spalle dell’apparato grafico non possono reggere da sole il peso di un albo gambizzato dalla sceneggiatura di Gualdoni e Rigamonti. L’impressione globale rimane così di segno negativo, lasciando il retrogusto di un’opportunità data in pasto alle ortiche. Se l’esperienza dei personaggi nella realtà virtuale è stata totalizzante, quella di chi ha comprato e letto l’albo lo è stata molto meno.
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