Recensione: Speciale Tex 31

Un grande Texone
di Moreno Salsi

SPECIALE TEX 31
Autori: Tito Faraci (testi), Enrique Breccia (disegni e copertina)
Formato: 240 pagine, b/n, brossurato, 20,5x30, 6,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Quando esce uno Speciale di Tex, un "Texone", la prima cosa che si guarda è a chi sono stati affidati i disegni. Non perché la sceneggiatura sia meno importante, ma perché il formato permette di godere al meglio delle capacità del fumettista.
Quando si scopre che le matite sono di una leggenda del calibro di Enrique Breccia non si può che esultare e correre all’acquisto dello Speciale smaniosi di assaporarne il lavoro.

Breccia è uno di quei nomi che da parecchi anni nel mondo del fumetto sono sinonimo di qualità ed il risultato è evidente sin dalle prime pagine: tavole curate nei dettagli, sequenze magnifiche ed appassionanti, personaggi talmente definiti da risultare caricaturali e a sprazzi quasi grotteschi. Dalle vignette emerge il sapore della scuola di un tempo e la grande capacità dell’autore sudamericano.

Tito Faraci esordisce sulla collana degli "speciali" e presenta una storia ispirata alla reale guerra dei Modoc, popolazione nativa della California del nord ormai sterminata dall’uomo bianco. L’episodio è incentrato sullo scontro avvenuto nella zona chiamata "Lava beds" ed è una sorta di moderna battaglia delle Termopili. Dove un gruppo esiguo di soldati si barrica in una ristretta zona montuosa e ricca di crepacci che offre loro riparo e la possibilità di mettere a dura prova un esercito ben più numeroso.
Ma non è tutto qui: c’è la storia di Capitan Jack leader dei Modoc, tradito dai suoi uomini, e la storia di una promessa fatta da Tex Willer e Kit Carson ad un compagno in punto di morte.
È una vicenda dura e crudele, e crudeli sono le scene che Faraci dirige. Scene insolite per un fumetto di Tex soprattutto per la franchezza delle immagini che non lasciano scampo al lettore.

Prima di calare il sipario la coppia Faraci/Breccia centra diversi colpi di scena che faranno ricordare questo "Texone" per parecchi anni e arriva alla conclusione in maniera toccante e carica d’emozione.
Non c’è spazio per la fantasia nell’epilogo di "Capitan Jack", solo quell’eterna amarezza che accompagna chiunque si documenti sull’espansione dell’uomo bianco a scapito dei pellerossa.
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