Recensione: Wolverine 323

Il sequel del Vecchio Logan di Millar-McNiven
di Emanuele Amato

WOLVERINE 323
Autori: Brian Michael Bendis e Ivan Brandon (testi), Andrea Sorrentino e Aaron Conley (disegni)
Formato: 48 pagine, colore, spillato, 17x26, 2,90 €
Editore: Panini Comics

Il futuro apocalittico del Vecchio Logan è tornato. Qui, ora e soprattutto su Battleworld. Questa miniserie legata al mega evento "Secret Wars", chiama in causa anche il caro Logan del futuro distopico del distretto di Wastelands.

Alla regia (sceneggiatura) abbiamo Brian Michael Bendis e ai disegni uno degli italiani di spicco negli USA, Andrea Sorrentino. Le prime pagine già fanno presagire cosa sarà: un cammino fatto di sangue e morte. Come specificato da Bendis stesso però, il tema portante non sarà la vendetta, dato che Logan già ha avuto la sua nella serie precedente, quindi verterà sul riaggiustare vecchi sbagli. Ci saranno alcuni personaggi incontrati già nella run di Millar (se l'avete letta, sa di cosa parliamo), ma la conoscenza della storia originale precedente non è così fondamentale, in quanto viene portata avanti una narrazione lineare per i nuovi lettori, ma che non farà storcere il naso ai fan.

La sceneggiatura è potente e precisa, non molte battute se non per alcune tavole, ma senza mancanze o punti oscuri. Si vede che Bendis ha un’affinità con il personaggio che ha modellato sulla scia della precedente versione di Mark Millar. Non manca il tono stanco di un Logan vecchio, ormai non più Wolverine, in un mondo privo di supereroi e dove le regole le fanno i cattivi, deve sacrificare se stesso per lottare e mettere a posto le cose. Notevole l’ironia dei cattivi travestiti da Iron Man, Daredevil ed Ant-Man che sottolineano questo contesto senza legge e senza protezione alcuna fino allo sbeffeggiare coloro che rappresentano o per meglio dire rappresentavano la giustizia.

Sorrentino dipinge bene le terre desolate stile western di Wastelands raccontate da Bendis, ogni tavola è uno spettacolo per gli occhi. Un Logan che ricorda molto Clint Eastwood, dove le scene d’azione sono mozzafiato e piene di estro. Da sottolineare la scena dove un Logan irritato chiede ai gangster di turno travestiti da supereroi, se sanno a chi appartenevano quei costumi prima di infangarli in quel modo.

Primo numero che si lascia leggere d’un fiato e senza sosta, che fa presagire una buona storia in attesa della versione dell’attesissimo Old Logan di Lemire. Non sfigura dinnanzi a Millar per ora, così come Sorrentino esce a testa alta rispetto a alla ormai storica rappresentazione di McNiven.
Aspettiamo il resto con pazienza essendo poi, a detta anche dell’autore, un tassello importante del più grande evento Marvel degli ultimi tempi. L’hype è vivo anche per l’ormai quasi certa trasposizione cinematografica di questa versione del caro supereroe d’adamantio. 
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