Recensione: Pinocchio. Storia di un bambino

Tutta un'altra storia. O forse no.
di Elio Marracci

PINOCCHIO. STORIA DI UN BAMBINO
Autore: Ausonia (testi e disegni)
Formato: 64 pagine, colore, cartonato, 21x27, 12,95 €
Editore: RW Lineachiara

Le vicissitudini di Pinocchio, burattino dissennato e bugiardo, protagonista del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, che dopo numerose vicende si trasforma in un ragazzo in carne e ossa saggio e buono, sono più o meno note a tutti.

Ma cosa succederebbe se questo classico della letteratura per l'infanzia fosse letto al contrario?
A questa domanda risponde il bel volume a fumetti Pinocchio. Storia di un bambino, pubblicato in origine dalla casa editrice torinese Vittorio Pavesio Productions e riproposto - in una versione riveduta e corretta - da Lineachiara, linea editoriale della RW Edizioni.
Scritto e disegnato da Ausonia, pseudonimo dell'illustratore, fumettista e pittore fiorentino Francesco Ciampi, questo libro affronta il racconto di Carlo Collodi presentandolo in modo pressoché identico all'originale, analizzandolo a partire da diversi presupposti e con diverse prerogative. Ambientato nel mondo menzognero dei burattini, in guerra contro i grilli parlanti depositari della verità, il romanzo grafico vede Pinocchio comparire davanti ad un giudice. Questo personaggio, un ammasso di carne parlante informe prima che il macellaio Geppetto decidesse di renderlo un "bellissimo" bambino, tramite il racconto delle vicende traumatiche che lo hanno portato al processo, pone il lettore difronte a tematiche scottanti per i ragazzi di oggi.
La sua testimonianza infatti fa in modo che la celeberrima storia collodiana, complici anche i disegni di Ausonia che si ispirano in modo molto esplicito allo stile dei pittori metafisici su cui spicca Giorgio De Chirico e alle suggestioni dell'artista visuale statunitense Chet Zar e le fanno assumere connotazioni splatter e dark, divenga una lente deformante per descrivere un mondo orribile e reale.

Le situazioni raccontate, quindi, pur essendo le stesse presenti nel romanzo, assumono un significato profondamente diverso da quello originario, molto più cinico e spietato. La favola, che tanto successo ha riscosso in tutto il mondo, perde il suo valore didascalico e assume, anche grazie a un finale che lascerà con l'amaro in bocca chi vorrà leggere questo albo, una morale grottesca e contorta ma allo stesso tempo concreta ed estremamente attuale volta a mettere in guardia le giovani generazioni.

Alla luce di tutto ciò, si può affermare, senza paura di smentite, che chi vorrà superare il primo impulso ad abbandonare la lettura di questo romanzo grafico, disgustoso sia per i disegni che per i contenuti avvilenti e violenti, si troverà alle prese con un'opera preziosa, intensa, ma sopratutto reale.
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