Recensione: Maxi Nathan Never 10

Nathan senza lode
di Giuliano Scialpi

MAXI NATHAN NEVER 10
Autori: Bepi Vigna, Mirko Perniola e Davide Rigamonti (testi), Gino Vercelli, Stefano Casini e Mario Rossi (disegni), Roberto De Angelis (copertina)
Formato: 292 pagine, b/n, brossurato, 16x21, €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Un Maxi Nathan Never numero dieci con tre storie di stampo classico atte a ricordarci il perché questa testata anche nei momenti di carenza di idee innovative continua ad affascinare i lettori. Tre sceneggiatori scafati come Vigna, Perniola e Rigamonti coadiuvati rispettivamente dai disegni di Vercelli, Casini (di cui festeggiamo il ritorno sulla serie su cui è nata e si è affinata la sua tecnica) e Rossi ci presentano intrecci che nulla aggiungono all'economia della lunga saga dell'agente Alfa, né allo spessore psicologico così ben delineato nei volumi della serie regolare. Tuttavia la lettura si presenta gradevole e scorrevole passando da un'avventura ambientata tra i ghiacci dell'Antartide, anticipata dalla copertina del solito De Angelis, ad una tipicamente urbana, per concludere la terna nello spazio, in una base che è alla deriva su una rotta di collisione col pianeta. Tre luoghi dunque, ma nessuna originalità eppure tanto mestiere. Nella prima parte sembra di rivedere spunti del vecchio "Blob", la forma di vita aliena che assimila organismi viventi. Nella seconda un Johnny Mnemonic sui generis sull'onda dei buoni sentimenti, cioè l'amore per la moglie malata terminale, sacrifica tutto compresa la vita per tentare di salvarla. Nella terza fantasmi alla Final Fantasy irrompono nella nostra dimensione in seguito ad un esperimento mal condotto.

Non si sentiva la mancanza di queste storie dal sapore già sentito in tutte le salse, ma si segnala un'unica nota apprezzabile che è la nascita di una nuova task force segreta di cui farà parte Nathan Never alle dipendenze ancora una volta di Solomon Darver il fantomatico ex direttore dell'agenzia Alfa, adesso capo del Consiglio di Sicurezza. Segno che in casa Bonelli nulla nasce per caso ma tutto è finalizzato all'ampliamento di un universo narrativo sempre in evoluzione.
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1 commenti:

  1. Mi permetto di aggiungere e correggere una nota alla prima storia, quella diciamo trainante; l'autore dell'ottima e onesta recensione non ha colto lo spunto importante alla base della prima storia; Questa non è assolutamente ispirata a Blob ma alla famosissima "Cosa"; la cosa nasce da La "cosa" da un altro mondo (Who Goes There?, 1938) un racconto di Campbell portato sullo schermo nel 1951 per la prima volta nell'omonimo (e bellissimo) film di Howard Hawks tra i migliori di quel decennio.
    Una missione scientifica americana al polo nord rinviene al di sotto di ghiacci millenari una astronave; il blocco di ghiaccio contente il pilota ritenuto morto viene portato all'interno della base e a causa di un incedente il ghiaccio si scioglierà. L'occupante riprende vita, si rivelerà una sorta di forma di vita senziente vegetale dedita all'emofagia e porta morte e terrore tra la base tentando di riprodursi seminando dei baccelli.
    Nel 1982 John Carpenter ne trae un nuovo film (la Cosa), spostando l'azione al polo sud con una minaccia ancora maggiore. Qui un Husky fuggito da un base norvegese si rivelerà un alieno mutante che prende le sembianze e di contagiare qualsiasi forma biologica con cui venga a contatto, capace anche di riprodursi autonomamente se una parte di esso viene tranciata. Nel 2011 viene fatto un prequel (che si chiama sempre La cosa) dove vengono raccontati i fatti avvenuti nella base norvegese tre giorni prima dei fatti del film di Carpenter.
    Questi tre film perdono il ruolo di finzione ed entrano a far parte dell'universo narrativo della storie fungendone da prequel; i fatti citati sono quelli dei film, con tanto di immagini e sequenze riportate.

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