Recensione: Nathan Never Gigante 16

Tra bene e male
di Giuliano Scialpi

NATHAN NEVER GIGANTE 16
Autori: Mirko Perniola (testi), Max Bertolini (disegni e copertina)
Formato: 224 pagine, b/n, brossurato, 20,5x30, 7 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Continua in questo volume pieno di suspense e colpi di scena la saga dei mutati che sembrava essersi definitivamente conclusa con la distruzione di Hell's Island. Un nuovo inizio per Branko & co. Niente di speciale in questo sedicesimo albo gigante dell'Agente Alfa, seppur si possa notare lo sforzo dello sceneggiatore Mirko Perniola di regalarci una storia che si potesse leggere singolarmente ma che resti comunque incastonata nella continuity dell'universo di Nathan Never. Le premesse per un buon racconto ci sono tutte, a partire dagli antefatti: una razza quasi sterminata dal folle piano di Aristotele Skotos (numeri 147-149 della serie regolare), una famiglia problematica (quella formata da Branko, May e Kay), la voglia di riscatto contro il razzismo degli umani di Vladek, uno degli ultimi sopravvissuti mutati dotato di eccezionali capacità intellettive, per finire alle conseguenze che, ben illustrate dai disegni di Max Bertolini, si rivelano un mix di azione e buoni sentimenti nello stile al quale ci hanno abituati i mitici sardi Medda, Serra e Vigna, creatori della serie, di cui Perniola apprende pienamente la lezione. La storia in sé costituisce quello che sembra l'inizio di un nuovo filone narrativo che sicuramente verrà sviluppato nell'enciclopedica serie bonelliana e che, accontentando i fan dei mutati, quasi estinti diversi numeri fa, ripropone i temi dell'emarginazione delle minoranze, che siano di robot senzienti, mutanti, reietti della società. Il tutto è trattato con la sensibilità di chi capisce che non sempre la linea di confine tra bene e male è ben chiara e che la vita è fatta di scelte radicali spesso sofferte; un messaggio da sempre presente nella più longeva serie di fantascienza italiana e che è tra i motivi del suo successo.
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