Recensione: Marvel Zombies 4

Gli eroi giusti?
di Gianluca Lamendola

MARVEL ZOMBIES 4
Testi di Fred Van Lente, disegni di Kev Walker
96 pagine, col, brossurato, formato 17x26, Euro 11.00
Panini Comics

In questo nuovo capitolo della saga a tinte horror ideata da Robert Kirkman, lo sceneggiatore Fred Van Lente cambia le carte in tavola: Machine Man e Jocasta, i robot che avevamo lasciato a fronteggiare l'epidemia che tramuta i supereroi in famelici zombie, lasciano infatti il palco ad un supergruppo legato al mondo dell'occulto. E' a questo cambio della guardia che fa riferimento il titolo del volume, "Figli della mezzanotte", che riprende l'appellativo con il quale il team misticheggiante era noto negli anni '90, suo periodo di maggior popolarità. Se allora la formazione di antieroi poteva contare su nomi conosciuti come quelli di Blade e Ghost Rider, questa volta la squadra, guidata dal “vampiro vivente” Michael Morbius, deve però accontentarsi dei "second stringers" di Licantropus, di Daimon Hellstrom e della strega Jennifer Kale

Colpisce da subito come la “classica” contrapposizione tra bene e male sia stata sostituita da quella, ben più ambigua e terrorizzante, dei mostri contro mostri. La situazione che ne deriva scardina ogni illusione di “normalità” nel lettore, che si ritrova ad assistere a una follia cannibalistica non mitigata dal consueto spiraglio di luce di un eroismo rassicurante. Così impaurito e indifeso, lo spettatore non può che chiedersi: sono davvero questi gli eroi giusti?

Questo è l’interrogativo con cui ci cattura ed incuriosisce fin da subito la storia di Van Lente e di Kev Walker. L’azione serrata e la violenza grottesca da film horror di serie B si sposano perfettamente con il tratto duro di Walker, che rende ottimamente anche il paesaggio tropicale luogo della vicenda; una location, questa, idealmente legata agli stereotipi più banali del voodoo, ma che evita di provocare déjà vu grazie al fresco cortocircuito creato dai dialoghi e dallo stile narrativo scoppiettante e moderno. 

Anche se le caratterizzazioni sono sacrificate dall'incedere degli eventi della storia, attraverso la forte trovata meta-narrativa di far rivolgere i protagonisti alla telecamera l'autore riesce a fornirci importanti dettagli sulla loro psicologia, pur senza appesantire la narrazione con balloon o lunghe didascalie. Quella che filtra dai Figli della mezzanotte è una psiche sfaccettata e verosimile, che rivela i segni di un’umanità nascosta.
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