Recensione: Dylan Dog Color Fest 16

Nuovi Percorsi
di Matteo Spadini

DYLAN DOG COLOR FEST 16
Autori: Ausonia, Marco Galli e Aka B (testi, disegni e colori), Arturo Lauria (copertina)
Formato: 96 pagine, colore, brossurato, 19x21, 4,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Il Dylan Dog Color Fest cambia formato (96 pagine), qualità della carta (alcuni, in giro, dicono che le pagine puzzano) e, soprattutto in questo numero, cambia anche un po’ la sua anima.

"Tre passi nel delirio" raccoglie 3 storie che non possono e non devono passare inosservate. Per tanti, validi motivi. Uno, ad esempio, è che i 3 autori sono qui autori completi, cioè hanno ideato, sceneggiato, disegnato e colorato la propria storia. E sarebbe già un ottimo motivo per spendere quei 4 euro e 50 centesimi (nuovo prezzo) per rendersi conto del risultato. Un altro dei validi motivi è rappresentato dai nomi dei 3 autori: Ausonia (Francesco Ciampi), Marco Galli e Aka B (Gabriele Di Benedetto). Gente che con Dylan Dog c’entrava nulla, fino ad ora, e che sostanzialmente c’entrava poco pure col fumetto popolare italiano (che c’è a chi la definizione di fumetto non basta).

"Sir Bone - Abiti su Misura" (Ausonia) è la prima storia dell’albo. Inutile stare qui ad accennarvi la trama, che trovate sul sito della Bonelli e un po’ ovunque. Quello che ci preme fare presente, invece, è che la prova di Ausonia risulta grezza e disturbante. La forza di Sir Bone è forse la messa in scena, con quei disegni da brividi e quei colori cupissimi (su base nera). Le tavole 14 e 15 sono forse il punto che visivamente conta di più; la creatura che si appoggia sullo sfondo rosso, il volto di Dylan con i capelli intorno agli occhi, la botola che sta lì, in attesa di essere aperta. Una storia che disturba, e che ha un’ottima idea di base.

La seconda, che è di Marco Galli, si intitola "Grick Grick". Che in pratica non è altro che l’onomatopea di un fastidioso rumore, provocato da una sgradevole creatura che si è piazzata a casa di Dylan. Dimentichiamoci gli scenari e i colori di Sir Bone. Qui, orrore, disgusto e incessante disturbo hanno un ambito terreno, ma una natura decisamente psicologica. Le vignette mute, soprattutto quelle con il Grick Grick di contorno, pesano tantissimo. La splash page iniziale è perfetta per colori, posizione e inquadratura dei corpi stesi (Dylan e ragazza). Davvero bella.

Chiude l’albo la storia di Aka B: "Claustrophobia". Dylan, finito in un pozzo profondo, deve in sostanza fare i conti con sé stesso. Le sue donne, le sue debolezze. Qui, forse, ci si prende un po’ gioco di Dylan (nel senso più buono che possa esserci) e il pozzo risulta essere il suo mondo, fatto essenzialmente di storie di carta in cui il personaggio è prigioniero. Il volto di Dylan è estremamente marcato, piacevole alla vista. Nota di merito va alla costruzione della tavola, che talvolta, ad osservarla, risulta davvero appagante. Aka B sembra aver pensato: “Ok, è un color fest, ho una trentina di tavole a disposizione e posso farci più o meno ciò che voglio.” Il risultato: tavola 77. Tavole 84 e 85.

Inutile girarci attorno, il Color Fest numero 16 è un albo fuori dagli schemi. In tutto, o quasi. E la vostra paura lo sappiamo qual è: che Dylan Dog non sia disegnato in un certo modo, e che quindi potreste avere qualche problema nel riconoscerlo. E fidatevi, sarà proprio così che andrà. Dylan Dog non lo riconoscerete e allo stesso tempo vi verrà da dire: “io questo lo conosco”. In fondo non è difficile. Abituatevi al fatto che il fumetto, per fortuna anche quello "popolare", è fatto di interpretazione, personalità e punti di vista. Sarà tutto più semplice.

P.S.: La splendida copertina dell’albo è di Arturo Lauria. E le pagine non puzzano.
Share on Google Plus

About Redazione ComicsViews

1 commenti:

  1. Le tre storie sono indubbiamente ottime, ma la pessima carta non rende giustizia ai disegni, in particolare per quelli di Ciampi. Sugli altri due, Galli e Aka B inutile girarci intorno, il problema non è come si disegna Dylan, ma come si disegna in generale, per quanto mi riguarda sono oggetivamente brutti, possono piacere, forse sono funzionali, ma brutti. I grossi limiti vengono denunciati da anatomie appena accennate in Galli e una scelta scaltra da parte di Aka B che infarcisce di primi piani la sua storia, evitando un qualunque tentativo anatomico. Però l'albo complessivamente mi è piaciuto per le tante novità inserite. Urge comunque fare un discorso sul tipo di carta. Questa non va bene.

    RispondiElimina