Recensione: Dylan Dog Color Fest 7

Un po' di splatter non guasta mai
di Davide Paolino

DYLAN DOG COLOR FEST 7
Autori: Fabrizio Accatino, Sergio Badino, Michele Medda e Giovanni Gualdoni (testi), Gigi Simeoni, Giancarlo Alessandrini, Aldo Di Gennaro, Montanari & Grassani (disegni), Fabio d'Auria, Chiara Fabbri Colabich e Studio Rudoni (colori), Gianluca e Raul Cestaro (copertina)
Formato: 132 pagine, colore, brossurato, 17x21, 4,80 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Nel mese che anticipa l’uscita del numero trecento di Dylan Dog, il colore inizia ad entrare nelle case dei dylaniati come assaggio prima della scorpacciata celebrativa. Come sempre quattro storie, quattro differenti sceneggiatori e disegnatori; e mai come questa volta, molti debutti.

“Passaggio per l’inferno” è il pezzo forte, sparato subito, dei quattro. Accatino mancava da tempo sulle pagine di Dylan e molti auspicavano ad un suo ritorno. Una trama paurosa e lievemente claustrofobica pur essendo ambientata in spazio aperto. Dylan non sembra lui, forse troppo turbato dal personaggio femminile che è la vera protagonista della vicenda. Una storia triste perfettamente riassunta nella citazione finale. Ottimi disegni di Simeoni, prima prova per l’Old Boy, primo successo.

“Il banco dei pegni” di Sergio Badino, altro autore disney approdato in Bonelli, non riesce a convincere appieno. La trama sembra scorrere liscia fino alla conclusione finale e al modo in cui Dylan riesce a risolvere l’ennesimo strano caso. Forse erano poche le tavole a disposizione. Altra pecca: troppo spigoloso il Dylan di Alessandrini.

“Luci della ribalta” di Medda è un’ottima storia che mischia il semplice “giallo” all’occulto di cui dovrebbe essere pregna la serie. Un Dog senza memoria è quasi un classico, adatto per ricostruire l’intera vicenda, e il finale inaspettato che potrebbe far parlare di reincarnazioni o zombie, è un buon colpo per il lettore. Disegni di Di Gennaro fantastici. Lo si notava già nelle illustrazioni degli almanacchi e lo si nota ancor di più adesso.

“Strage di mezzanotte” del curatore di testata Gualdoni è un sequel di “Incubo di una notte di mezza estate”, di un bel po’ di tempo fa. Risultato: ottimo amarcord e tanto ma tanto sano splatter. Una storia che il compito di far ricordare ai lettori storici che l’orrore è ancora vivo. Ma una volta ogni tanto, purtroppo. Montanari&Grassani a loro agio nel sangue che schizza ovunque e col colore si apprezzano ancora di più.

Colori tutto sommato ottimi per le quattro storie presentate. Unica pecca forse le tinte troppo forti della prima storia, ad opera di Fabio D’Auria, ma è poca cosa.
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