Recensione: Deadwood Dick 1

"Audace", ma può fare di meglio
di Elio Marracci

DEADWOOD DICK 1
Autori: Joe R. Lansdale (soggetto), Michele Masiero (sceneggiatura), Corrado Mastantuono (disegni e copertina)
Formato: 64 pagine, b/n, brossurato, 17x23, 3,50 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Come sanno bene gli appassionati, “L'Audace”, negli anni '30 e '40, è stato uno dei primi periodici italiani a proporre storie a fumetti avventurose.
La testata, nel 1940, è stata rilevata dallo scrittore e sceneggiatore milanese, creatore di Tex Willer, Gianluigi Bonelli che, intorno a questo giornale, ha fondato una sua piccola casa editrice nota come Redazione Audace, realtà che, attraverso varie vicissitudini, è diventata oggi la multinazionale della comunicazione nota come Sergio Bonelli Editore.
E proprio la casa editrice di via Buonarroti, ha intitolato all'Audace un nuovo marchio che propone titoli dai contenuti maturi per un pubblico adulto.
Prima serie pubblicata all'interno di questa nuova linea di comics (dopo un paio di volumi da libreria) è Deadwood Dick.
Nato grazie all'editor Luca Crovi, che ha contattato il romanziere texano chiedendogli alcune opere a cui potersi ispirare, questo serial adatta e rielabora alcuni racconti western di Joe R. Lansdale che hanno per protagonista Nat Love, un giovane cowboy afroamericano realmente esistito.

Questo fumetto, che esplora territori diversi da quelli a cui il lettore è stato abituato dalle testate classiche di Bonelli, ha caratteristiche poco convenzionali come un protagonista involontario, situazioni poco eroiche, un linguaggio molto informale e scene di gretta quotidianità.

I disegni del primo numero di questa miniserie, che si compone di sette albi curati a gruppi di tre da team di autori diversi, sono di Corrado Mastantuono che con il suo tratto pulito, in cui è forte il contrasto tra bianco e nero, dà vita a personaggi estremamente realistici che si muovono in ambienti squallidi e polverosi.

Anche la sceneggiatura di Michele Masiero - direttore editoriale della Bonelli - non è di quelle tradizionali. Lo scrittore veneto infatti, ha elaborato uno script in cui a lunghe fasi descrittive, in cui i testi delle opere di Lansdale sono parti di un racconto in prima persona, si alternano, sullo sfondo di avvenimenti tranquilli e placidi, parti convulse fondate solo su dialoghi.

Se vogliamo trovare qualche piccolo difetto, possiamo affermare che in questo volumetto manca una narrazione in cui vengono svelate tutte le trame tirate in ballo, la lettura non raggiunge mai un picco di tensione e il senso di non detto rimane forte.
È evidente che, nonostante Deadwood Dick presenti molte novità all'interno della tradizione del racconto bonelliano, queste non sembrano essere sufficienti a garantire un prodotto editoriale nuovo e di grande impatto.

Alla luce di quando scritto e considerando che negli episodi che verranno avremo sceneggiatori di grandissima esperienza come Mauro Boselli e Maurizio Colombo, possiamo augurarci che questi scogli vengano superati e che lo stile di scrittura di Lansdale, molto evocativo e particolarmente distintivo, sia maggiormente rispettato.
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