Recensione: Pollo alle prugne

Essere vivi non basta
di Elisa Dainelli

POLLO ALLE PRUGNE
Autore: Marjane Satrapi (testi e disegni)
Formato: 80 pagine, bi/n, brossurato, 17x24, 15 €
Editore: Sperling & Kupfer

Pollo alle prugne: una graphic novel che, dal titolo, sembra un racconto che parla di cibo ma che, in realtà, ci offre uno spettro ben più ampio sulle passioni e gli uomini che le vivono.

Pubblicato nel 2004 in Francia dalla pluripremiata autrice iraniana Marjane Satrapi, questo fumetto ci inserisce fin dalla prima pagina in medias res. Siamo nel 1958 e il protagonista, il famoso suonatore di tar (una sorta di liuto) Nasser Ali Khan, si sta recando presso un venditore di strumenti: la moglie, in un impeto d’ira, ha infatti rotto il suo amato strumento, facendo sprofondare questi in una forte malinconia. La ricerca di un nuovo tar, purtroppo, si conclude amaramente, dal momento che Nasser Ali non riesce a ritrovare, neanche dopo un lungo viaggio, uno strumento uguale a quello che ha così tragicamente perso.

“Poiché nessun tar riusciva più a procurargli il piacere di suonare, Nasser Ali Khan decise di morire. Si distese nel letto...”. L’atarassia, ovvero la mancanza di azione, è la via con cui Nasser Ali decide di morire: sdraiato sul letto, attende per otto giorni di spegnersi; una sorta di disfacimento, per fasi, della creazione. Questo modello della non-azione, che vede il suo esempio più celebre nella filosofia stoica ed epicurea, ma che ha avuto poi forti risonanze nelle proteste non violente di Ghandi (in cui la non azione corrisponde a non fare del male ad altri ma subirlo soltanto), si presenta quindi come una forma tacita di ribellione che si priva, fin dall’origine, di ogni moto passionale. Neanche i tentativi della moglie di offrirgli un piatto di pollo alle prugne (sua grande passione) lo fanno desistere: in un’astinenza volontaria, la fame si mescola alla passione carnale e si annientano nella tranquillità del sonno.

Con uno stile unico e un disegno semplice, quasi infantile, Marjane Satrapi ci racconta una storia che va al di là della mera narrazione. Il bianco e nero permette infatti di giocare con le forme, i contorni, a delineare una realtà che non è solo apparenza, ma unione mistica tra corpo e anima. La Satrapi, oramai famosa grazie al suo Persepolis, torna ad incantarci con questa sua opera di malinconia e amore.

E’ infatti l’amore la chiave di volta attorno alla quale si costruisce l’arco di questa storia. L’amore di Irâne, la donna di una vita, l’amore per Farzareh, la piccola figlia, l’amore per una madre che chiede solo di morire ascoltando il tar suonato da suo figlio. Per cosa si può vivere nel momento in cui l’unione mistica tra anima, sofferenza ed amore viene a mancare?

“Per vivere non basta essere vivi” dice un amico a Nasser Ali. Vivere è infatti un insieme di ingredienti dolci e salati, un insieme di sapori e dissapori, che, messi assieme, formano un’inebriante e struggente armonia: un piatto di pollo alle prugne.
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