Recensione: Orfani 1 (Bao)

Figli del nostro tempo
di Matteo Spadini

ORFANI 1
Autori: Roberto Recchioni (testi), Emiliano Mammucari, Alessandro Bignamini e Gigi Cavenago (disegni), Lorenzo De Felici, Annalisa Leoni e Arianna Florean (colori)
Formato: 352 pagine, colore, cartonato, 19x26, 27 €
Editore: Bao Publishing

Orfano: 1.Che, o chi, ha perduto i genitori o uno solo di essi (detto per lo più soltanto di minorenni). 2.fig., poet. Privo di una guida, di un sostegno, di un affidamento, o, più genericam., privato di qualche cosa. (Enciclopedia Treccani)

Entrambe le definizioni sono perfette per gli orfani. Quelli della storia, s’intende. Perché, invece, dal punto di vista creativo, editoriale e commerciale, i nostri Orfani hanno una famiglia decisamente numerosa e un solido sostegno. Di chi sono figli, gli orfani? Come progetto creativo, sono figli di Roberto Recchioni e di Emiliano Mammucari. Come progetto editoriale e commerciale, sono figli della Sergio Bonelli Editore ma pure della Bao Publishing, la casa editrice che li ha adottati e si è presa cura di loro con tanto amore, viziandoli di brutto.

Ma chi sono, gli orfani? Sono ragazzi che non hanno più nulla e che si ritrovano insieme ad affrontare la vita, cioè la guerra. Sono piccoli, spaventati guerrieri che vengono addestrati, mentalmente e fisicamente, per combattere contro una forza aliena che ha distrutto gran parte di questo mondo. E il compito pare tutt'altro che semplice.

Questo che abbiamo fra le mani è il primo volume dell’edizione definitiva di Orfani, edito appunto dalla Bao, che raccoglie i primi 3 numeri della serie che la Bonelli ha pubblicato in edicola. Ma non solo: ci sono anche tantissimi contenuti extra che fanno gola ai fan e a chi vuole capire qualcosa in più sulla nascita e la vita degli Orfani. Troviamo interviste agli autori, studi dei personaggi, tanta passione e un mucchio di altre cose. 

Ma c’è, prima di tutto, una storia che ha già lasciato il segno nel panorama del fumetto italiano. Provate a cercare qualcosa di simile. Non la troverete, perché Orfani è già un cult. Da amare o da odiare, questo è un altro paio di maniche. Il presente e il futuro del fumetto italiano passano di qui. Tutto ciò che verrà dopo Orfani, in Italia, non potrà ignorare le sue caratteritiche di forma e di contenuto. La campagna pubblicitaria di Orfani è, ed è stata, qualcosa di impensabile prima del suo arrivo. Tanti dubbi e perplessità sono nati sul suo effettivo spessore e non solo. C’era chi si chiedeva che senso avrebbe avuto un’edizione del genere, costosa, a fronte di una serie che ogni mese è in edicola con un nuovo numero. E l’idea che ci siamo fatti è che la scelta spaventa. Avere la possibilità di scegliere ci mette in crisi: avere un’unica linea da seguire ci fa sentire al sicuro, protetti e, soprattutto, ci mette al riparo da eventuali errori. Il medesimo concetto è alla base del progetto Orfani; Roberto Recchioni si è preso i suoi rischi dal momento in cui ha pensato di portare in edicola una storia simile. Roberto Recchioni ha vinto nel momento in cui la Bao si è presa i suoi rischi realizzando ciò che abbiamo fra le mani. E vi assicuriamo che è una cosa fuori dal comune.

In questo primo ciclo, chiamiamolo così, ci sarà modo di sorridere, emozionarsi, arrabbiarsi e provare quel senso di smarrimento e confusione che gli orfani si sentono dentro. Ma ci sarà modo anche di apprezzare disegni e colori di alcuni dei migliori artisti del panorama italiano, come Alessandro Bignamini, Lorenzo De Felici, Annalisa Leoni e Gigi Cavenago. E c’è pure la versione variant con la copertina di Massimo Carnevale (limitata a 1250 copie). Decisamente un sostegno niente male, per degli orfani.

C’è una frase di Emiliano Mammucari, da qualche parte nei contenuti extra, particolarmente adatta a descrivere l’essenza di Orfani. A conclusione, l’abbiamo trovata perfetta: "Farsi comprendere è la vera difficoltà. Soprattutto quando racconti una storia così complessa e inusuale come quella di Orfani. Insomma, abbiamo cercato di fare un fumetto punk ma con un vestito di rassicurante classicità".
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