Recensione: Near Death 1

Esperienze di morte
di Gianluca Lamendola

NEAR DEATH 1
Autori: Jay Faerber (testi), Simone Guglielmini (disegni)
Formato: 112 pagine, colore, brossurato, 17x26, 13 €
Editore: GP Publishing

Dare il proprio tocco personale ad un genere narrativo ormai consolidato, qual è il Noir, riesce davvero a pochi. Di solito, ognuno privilegia quello che già sa o ha prontamente a disposizione. Merito degli autori che ci hanno lavorato in precedenza e che ne hanno “glorificato” la vasta tipologia dei personaggi e l'atmosfera. Insomma, si segue la scia!  E sempre di scia parliamo, quando ci vengono in mente le spettacolari fughe in macchina a cui il cinema ci ha abituato fin dagli anni Trenta-Quaranta, mischiando il dramma all'adrenalina. Meglio, perciò, se accompagnate da una pioggia di proiettili e se ambientate negli angusti spazi di un parcheggio a più piani o tra altre mostruosità di cemento. Infatti, insieme al progresso, la corruzione dilaga a macchia di leopardo finendo per raggiungere anche le anime degli abitanti, oltre all'economia o altre attività cittadine. 

Per questa ragione, Jay Faerber rinuncia alla carrellata di maschere grottesche, per proporci soltanto due casi limite, che con le loro azioni mettono alle strette il protagonista: questi sono uno stupratore e un killer spietato. Infatti, l'attenzione dello sceneggiatore è tutta per Markham, un uomo insolito per un ambiente (appunto!) ormai a noi consono, che dopo una scappatina nell'aldilà dove lo attendono le sue numerose vittime, decide di non tornarci. Per farlo, deve provare a cambiare la sua stessa natura, cercando di salvare più vite di quante ne ha uccise. E quando verrà invitato a costituirsi, affermerà di essere più utile fuori da una prigione che dentro.... In breve, la giustizia tira fuori le unghie per non sparire in un mondo che non la vuole, e lo fa con un anti-eroe opportunista per adesso(?) immune ai suoi “ammiccamenti”.

Così, Simone Guglielmini arricchisce le sue tavole con molte ombreggiature, che arrivano a “macchiare” anche le facce delle comparse che le popolano, sia buoni sia cattivi, fino allo stesso Markham. Infatti, guardando la caratterizzazione di quest'ultimo, capiamo che gli è successo qualcosa, soltanto dalla repentina comparsa di un striscia di capelli bianchi, poiché la sua gestualità corporea viene coperta interamente dal lungo impermeabile. Inoltre, il suo viso appare solitamente tirato tanto nell'azione quanto nelle dinamiche umane e impreziosito da qualche tentennamento espressivo reso in modo molto efficace dal disegnatore.

Del resto, non è mai facile lasciare il vecchio sé alle spalle, e regolarmente si finisce a fare a “cazzotti” con i buoni propositi prefissati. Un aiuto insperato può arrivare dagli amici, ma questo è un lusso che di solito un (ex)killer non si può certo permettere... Una lettura stimolante per questo inizio 2013. 
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