Recensione: Martin Mystère 293

Nuovo aristocratico crossover
di Michele Miglionico

MARTIN MYSTERE 293
Autori: Carlo Recagno (testi), Luigi Coppola (disegni), Giancarlo Alessandrini (copertina)
Formato: 162 pagine, b/n, brossura, 21x16, 4,70 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Carlo Recagno è ufficialmente l'erede di Alfredo Castelli. Sta firmando la maggior parte delle recenti sceneggiature di Martin Mystére e ora è stato consacrato animando i gloriosi Aristocratici, il britannico team di ladri gentiluomini inventato dallo stesso creatore del Detective dell'Impossibile. A quanto pare il crossover ha avuto un prequel, ma non c'è problema per chi non dovesse aver letto né il numero 85 di questa serie né le avventure degli Aristocratici, perché Recagno si premura di informarci a dovere su quanto serve alla comprensione della storia. Inevitabile che un gruppo di personalità così forti rubasse la scena al titolare della testata, ma per una volta non ce ne lamentiamo.

Non pago di questa sfida, lo sceneggiatore concepisce un mistero concernente Oscar Wilde, John Merrick (il famoso "Elephant Man") e il medico-alchimista Paracelso. L'intreccio lo porta ad "interpretare" i primi due personaggi storici, con una certa nonchalance. Wilde parla per aforismi, ma è in linea con l'immagine tradizionale che abbiamo di lui. Se c'è qualcosa che fa storcere il naso, e in queste pagine è più lampante che mai, è la concezione di questo universo per cui tutti i grandi scrittori siano tali non grazie alla loro fervida fantasia ma perché hanno rielaborato storie e caratteri reali. Utile, certo; ma triste.

In definitiva, Recagno e Coppola fanno bene il loro mestiere, soddisfacendo il palato degli amanti del genere.

E se avete tempo da perdere, contate quante volte nell'albo compare la parola "gentiluomo".
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