Recensione: Dylan Dog 273

Un DYD un po' alla Lost
di Davide Paolino

DYLAN DOG 273
Autori: Giancarlo Marzano (testi), Giovanni Freghieri (disegni), Angelo Stano (copertina)
Formato: 96 pagine, b/n, brossurato, 16x21, 2,70 €
Sergio Bonelli Editore

Le storie di Dylan, della serie regolare, non sono più come quelle dei benedetti anni d’oro, e questo è risaputo. Di Sclavi ne nasce uno ogni secolo, purtroppo, e tutti gli altri sceneggiatori (chi più chi meno) cercano di aiutare a tirare avanti con storie passabili, tra pochissime punte e innumerevoli disastri destinati al dimenticatoio.

Qui siamo nel giusto mezzo. Marzano dirige una trama semplice per quanto complessa: un incidente ferroviario, un indagatore dell’incubo, una dottoressa, un capostazione, e altri personaggi caratteristici che si possono incontrare in ogni qualsivoglia luogo. Ma un incidente, per quando disastroso, non sarà niente al confronto alle creature demoniache del sottosuolo. E si creerà una situazione alla Lost tra un Dylan subito a capo della situazione, un medico affascinante di nome Faye Summers (che per i fan dei serial americani richiamerà verso un altro telefilm molto famoso) e gli Altri, orrendi, maligni e incattiviti.

Avventura che non verrà ricordata in futuro come una delle migliori mai scritte su questa testata, ma si può leggere. Niente di più. Il finale, poi, è quanto di più scontato ci sia. Bravo Freghieri nei disegni, i tratti demoniaci sono superbi. Bellissima e suggestiva la copertina di Stano sempre più in grande spolvero.
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