Recensione: Dylan Dog 268

Paurosa burocrazia!
di Alessandro Neri

DYLAN DOG 268
Autori: Roberto Recchioni (testi), Bruno Brindisi (disegni), Angelo Stano (copertina)
Formato: 98 pagine, b/n, brossura, 21x16, 2,70 €
Editore: Sergio Bonelli Editore

Groucho sparisce e, a parte Dylan, nessuno si ricorda di lui. Per di più la cliente di turno presenta al nostro investigatore un caso simile, il suo ex-marito è “sparito nel nulla”, come spiega Molly stessa. I due scopriranno che dietro a questi strani eventi c’è una multinazionale molto losca, la Iperuranium.

A partire da questo intrigo, apparentemente banale, Roberto Recchioni (padre di John Doe, Detective Dante e David Murphy 911), costruisce un incubo dal quale Dylan potrà uscire solo assecondando una burocrazia assurda. Lo scrittore romano mette in scena dei personaggi che hanno un carattere, una forza propria assolutamente non comuni. Al suo fianco il sempre infallibile Brindisi. Impreziosisce il tutto il titolo dell'albo, quel famigerato "Modulo A38" che Dylan deve ottenere e che ricorda il lasciapassare A38 che già, in Le dodici fatiche di Asterix, fece impazzire il gallo più famoso del mondo.

Ne risulta una storia assolutamente fantastica, che non passerà nel dimenticatoio sempre più pieno dei racconti dylaniati, così come il numero del mese precedente di Dylan Dog (di Di Gregorio e Casertano). Due storie che ci ricordano inevitabilmente la golden age dylaniata, una dietro l’altra... “cose dell’altro mondo”!
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