Recensione: Dampyr 96

Il Cajelli che ci inquieta
di Michele Miglionico

DAMPYR 96
Autori: Diego Cajelli (testi), Alessandro Baggi (disegni), Enea Riboldi (copertina)
98 pagine, b/n, brossurato, formato 21x16, Euro 2.70
Sergio Bonelli Editore

A costo di ribadire l'ovvio, l'horror si sposa poco col fumetto: mancano il movimento e il sonoro, come nella prosa, ma in più le immagini sono lì, statiche, tutte contemporaneamente sotto gli occhi del lettore.

Diego Cajelli ha capito che strada intraprendere per colmare il più possibile le carenze del medium. Ci pensano inquietanti suggestioni a suscitare qualche inaspettato brivido: un personaggio come il Precettore di Suicidi, le misere fantasie degli scrittori, incidenti dalle dinamiche e dalle vittime inaccettabili, una ringhiera dentata. La trama è paradigmatica di questo approccio, perché al centro del mistero c'è uno scrittore horror che attinge dalla vita vissuta per la sua arte. Nei limiti, Cajelli segue un approccio simile, scavando nelle pieghe dei nostri incubi.

Un altro punto di merito dello sceneggiatore è la confezione di un'avventura del tutto autoconclusiva, eppure ben inserita nel filone portante della testata, così da evitare le rimostranze dei lettori che non amano quelli che essi considerano fill-in. Pur essendo un thriller psicologico, non ci fa mancare neanche un finale corpo a corpo dell'eroe, che in quest'albo non convidide il palco con i suoi classici comprimari.

Alessandro Baggi tratteggia in maniera professionale la vicenda.
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